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- CONTRO LA PEDOFILIA: Storie vere di abusi -

Martin Luter King diceva:
«Non è grave il clamore chiassoso dei violenti,
bensì il silenzio spaventoso delle persone oneste»

Un raccolta di storie di vita vissuta, di orrori che sono talmente assurdi da sembrare invenzioni, ma che fanno parte, tristemente, della realtà e soprattutto di una realtà che non è poi così lontana. Potrebbe essere proprio nell'appartamento a fianco al vostro, nella stessa scuola dei vostri figli, fratellini o sorelline... Una realtà che però va conosciuta non solo per creare stupore, e disprezzo per chi crea quelle realtà, ma anche per essere a conoscenza di quello che può accadere se il "silenzio prende la parola". Aspettiamo anche le vostre storie taciute!

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VIOLATA E MALTRATTATA

La storia di Nadia e' un pugno nello stomaco. E' brutta, cruda e' cattiva: tanto da togliere il fiato.
Eppure abbiamo creduto giusto scriverla e, forse e' anche giusto leggerla, per rendersi conto di rara realta' a volte sospettata, spesso pubblicata solo quando i fatti divengono oggetto di una inchiesta giudiziaria.
Anche in quei casi, pero', c'e' il rischio di fare piu' attenzione alla vicenda dell'imputato che non a quella della vittima. Oggi Nadia e' seguita dai servizi sociali di ..........e vive in una famiglia affidataria che l'aiuta a superare i traumi e a ritrovare l'amore, quello vero.
Nadia ha undici anni e non e' ancora donna. E' pronta, con il grembiule addosso, per andare a scuola. Ha gia' vestito e preparato i due fratellini piu' piccoli per l'asilo e per questo e' in ritardo, come ogni mattina.
La mamma e' gia' via. Il papa' invece e' ancora a casa e ha due occhi strani.
Ha il viso tirato. "Forse e' arrabbiato, o forse vuole picchiarmi e farmi male" pensa Nadia. Il papa' la prende e le strappa le mutandine. Poi le fa un male tremendo.
Nadia dice soltanto 'Ahi!' poi chiude gli occhi e cerca di trattenere il fiato per sentire meno male.
Nadia ha paura; il papa' non dice una parola. Ha fretta ed e' violento.
Ogni suo gesto e' furioso. Poi tutto finisce e Nadia corre fuori di casa per scappare a scuola.
"Guai a te se parli!" le urla dietro il padre.

Nadia e' seduta sul suo banco, ma e' come se non fosse li'. Sta pensando a quello che e' appena accaduto.
Chiude gli occhi e contemporaneamente chiude le gambe, strette, strettissime.
E' senza mutandine perche' il papa' gliele ha strappate e poi l'ha mandata via con un calcio ed un urlo. Intanto la maestra la chiama e la richiama "Nadia, Nadia, ma dove sei con la testa? Cerca di stare un po' attenta, sei sempre cosi' distratta! Su, portami il quaderno dei compiti". Nadia resta ferma, impietrita. Il quaderno dei compiti lei non ce l'ha.

"Ma possibile che nessuno a casa badi a te? tuona la maestra - e' inutile che io chiami tua madre, tanto non si presenta.
La prossima volta faro' chiamare tuo padre!" Nadia vorrebbe sprofondare.
Si vergogna perche' ha dei genitori che non badano a lei e tutti, compresa la maestra, continuano a rinfacciarle proprio questo.
A Nadia salgono le lacrime agli occhi.
Ma blocca subito ogni sentimento.
Si fa forte. Serra strette le gambe e anche le labbra. Tace.
"No non diro' niente a nessuno, altrimenti il papa' si arrabbia". Di nuovo la rabbia dolorosa del bambino non riesce ad uscire, ad esplodere. Perche' mai Nadia dovrebbe parlare se tanto tutti sanno tutto?
Perche' parlare se tutti pensano che Nadia sia pigra, svogliata, poco volenterosa e sognatrice? Perche' parlare se tanto nessuno puo' difenderla?Nadia si sente un incidente, un peso, una bambina messa al mondo per sbaglio. Ogni giorno spera che al papa' capiti qualcosa di brutto, che muoia in un incidente o altro, ma ogni giomo si deve rassegnare alla sua insopportabile presenza. Anche quella sera papa' e' tornato a casa e gia' sta urlando contro la mamma, con la solita bottiglia di vino davanti, perché la mamma ha preparato soltanto una pasta.
La sta insultando, le dice che e' una incapace, una buona a nulla.
Nadia in quel momento vorrebbe solo scappare, ma non puo'.. Nadia ha un rivolo di sangue che le scende tra le gambe. Chiede un asciugamano alla mamma e con quello asciuga il sangue.
La mamma le dice: "Ti sono arrivate le tue cose. Adesso devi stare attenta a non rimanere incinta"."Se rimani incinta, ti ammazzo" aggiunge il papa'. Io non ho niente da aggiungere.