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IL BACIO: CONSIGLI PER L'ABUSO

Sapevate che gli uomini, baciando una donna, le trasmettono il testosterone, aumentando così il suo desiderio, e che le donne trasmettono invece le benzodiazepine che riducono l’ansia dell’amante? Tutte le meraviglie del bacio, in compagnia di Emmanuele Jannini. Darwin pensava che il bacio fosse naturale fra gli esseri umani. Pur sapendo che questa pratica era sconosciuta presso diverse culture, era convinto che fosse una tendenza innata. Aveva ragione: Più del 90% delle popolazioni che sono state studiate dagli antropologi si baciano… Se la pratica del bacio è praticamente universale nella cultura occidentale, non si può dire altrettanto per altre culture. E' infatti una pratica sconosciuta, per esempio, nei Tonga africani come nei Siriono boliviani. Gli stessi giapponesi hanno imparato baciarsi solo nel dopoguerra, e grazie all'influenza della cultura occidentale arrivata con le lattine di cocacola. Prima della colonizzazione, non ci si baciava tra i somali e i Tonga del sudafrica. A Bali si dice che ci si baci sfregando il naso; in realtà si accostano i volti e ci si odora e si gusta col naso il calore della pelle dell'altro, ma non ci si bacia. Il bonobo, la scimmia antropomorfa più vicina all'uomo dal punto di vista genetico, passeggiano a braccetto, si baciano le mani e i piedi, e si abbracciano dandosi lunghi baci "alla francese". Simbolicamente, il bacio è il simulacro del coito, perché la lingua che penetra nella bocca ha un significato fallico sia per l'uomo che per la donna e, restando nel campo simbolico, esprime l'impulso bisessuale per entrambi: possedere ed essere posseduto/a. Ma c’è anche una chimica del bacio. Qualcuno ha dimostrato che il maschio immette, baciando, una certa quantità di testosterone nella bocca della donna. Il testosterone è l'ormone del desiderio per entrambi i sessi (anche le donne lo producono nelle quantità sufficienti a questo scopo). Il bacio aumenta quindi il desiderio femminile. La donna, a sua volta, immetterebbe, secondo alcuni, delle sostanze ansiolitiche della famiglia delle benzodiazepine. Lo scopo è ridurre l'ansia dell'amante. Alcuni scienziati pensano addirittura che la frazione benzodiazepino-simile aumenti quando il desiderio sessuale di entrambi sia basso. Ciò avrebbe un effetto sedativo. QUEL MERAVIGLIOSO TOCCO SULLE LABBRA Che la bocca fosse piena di batteri l'aveva scoperto nel XVII secolo l'olandese Antonio Leewenhoek che si domandava angosciato: "Che succederebbe se si rivelasse alla gente che vi sono più animali viventi nella schiuma dei denti, in bocca a un uomo, che abitanti di un regno?". Infatti si calcola che in un millilitro di saliva ci sono circa 60 milioni di germi. In una sessualità come la nostra attuale, segnata dallo spettro dell’AIDS, i timori legati al bacio sono moltissimi. Tuttavia, la prevenzione delle malattie, e soprattutto di quelle sessualmente trasmissibili come l'AIDS, non passa attraverso la disinfezione della bocca, la sistemazione di un preservativo sulla lingua o l'astensione dal baciarsi. La maggior parte delle malattie che si trasmettono con i baci, dal raffreddore, all'influenza - le più banali - dalla difterite alla tubercolosi - le più gravi - sono trasmesse prima di tutto con le cosiddette "goccioline di Flugge", l'aerosol di saliva che emettiamo, anche a grande distanza (fino a 6 metri) quando parliamo, quando tossiamo e quando starnutiamo. Non si previene quindi l'influenza non baciando, ma vivendo in una campana di vetro. Un discorso a parte è per la monucleosi infettiva, la "kissing disease" degli autori anglosassoni. Si trasmette col bacio, ma non solo col bacio. E' vero che la bocca è ricettacolo di miliardi di germi, alcuni potenzialmente patogeni (streptococchi, stafilococchi, lattobacilli, spirochete benigne, protei, funghi come la candida), ma questi batteri e funghi diventano patogeni solo in condizioni di immunodepressione. Non serve quindi non baciare per avere la bocca sterile. Non serve nemmeno un ossessionante uso di collutori: la bocca non sarà mai sterile e si rischia di uccidere coi batteri cattivi anche quelli buoni, utili per il mantenimento di una sana flora batterica che difende, anziché provocarle, dalle malattie. Ma il bacio è anche lo scambio di uno dei fluidi con le più importanti caratteristiche immunologiche: la saliva contiene lisozima, un potente antibatterico e grandi quantità di anticorpi secretorii. Anziché deprimere il sistema immunitario, lo attiva e lo fortifica. Mutatis mutandis, è un poco come avviene durante l'allattamento. Il bambino, poverissimo di anticorpi, li assume per bocca col latte materno. Baciarsi è quindi un po' come continuare l'allattamento. Infine il bacio fa bene al cuore che in maniera direttamente proporzionale col grado di innamoramento, accelera i suoi battiti mentre si bacia. È una buona ginnastica per il muscolo cardiaco, un buon allenamento per il cuore di tutti, anche dei cardiopatici. Baciarsi fa bene all’amore e fa bene al cuore. [...]

L'IGIENE INTIMA

Per igiene intima si intendono tutte quelle norme di comportamento ed i presidi atti ad attuare una corretta pulizia della regione anatomica genitale esterna maschile e femminile e della regione anale. Contribuisce a conservarne l’integrità e quindi anche a mantenere il benessere psicofisico della persona, considerando che la salute è da intendersi non solo come "assenza di malattia ", ma anche come stato di "benessere psicofisico" dell’individuo. Tali comportamenti e presidi contribuiscono anche ad attuare la prevenzione delle malattie sessualmente trasmesse. Come si attua una corretta pulizia? Entrambe le regioni anatomiche genitali maschili e femminili sono ricoperte dalla cute con gli annessi cutanei: i peli e le ghiandole sebacee e sudoripare. La maggior parte dei batteri patogeni e saprofiti dell’uomo hanno un pH che oscilla tra 7,2 e 7,6. I bacilli vaginali (lactobacilli) prosperano ad un pH di 9. Il ph della cute è leggermente acido, cioè permette all’individuo di difendersi dalla moltiplicazione di germi normalmente saprofiti,"ospiti innocui",dell’uomo. La cute che ricopre i genitali esterni sia maschili che femminili contiene nel derma le ghiandole sudoripare produttrici di sudore. Il sudore contiene il 98% di acqua, il 2% di composti organici (urea, creatinina, acidi grassi) e sali (cloruro di sodio), acido urico, acido lattico, ammoniaca. Se non avviene una accurata, corretta pulizia, con conseguente asportazione di detriti cutanei e cataboliti derivanti dal sudore, si ha un effetto irritante con alterazione del normale pH della cute, bruciore, arrossamento, produzione di cattivo odore; a volte il prurito provoca grattamento e quindi anche dermatiti. E’ consigliato il lavaggio con frequenza regolare con detergenti solidi o liquidi con pH leggermente acido. Sia la scarsa igiene sia lavaggi troppo frequenti con sostanze non adatte,come saponi contenenti sostanze alcoliche e profumi possono creare seri problemi. Quando, anche in seguito ad una scarsa o scorretta igiene personale, viene alterato il pH, diminuiscono le normali difese della cute e vengono meno le funzioni che normalmente ha la nostra pelle. Quali sono le funzioni della nostra pelle? Le funzioni della cute sono: Difesa contro aggressioni di natura meccanica , chimica, batterica, protezione dal calore. Produzione di sudore. Produzione di sebo che costituisce il mantello idrolipidico protettivo della superficie cutanea. Funzione di termoregolazione mediante irradiazione, conduzione, convenzione del calore ed evaporazione del sudore. In cosa si distingue l'igiene femminile? Nella donna l’igiene intima riveste una particolare importanza data la comunicazione della vulva con la vagina e, tramite la vagina , con l’utero. Per quanto riguarda l’igiene intima femminile è importante ricordare i cambiamenti fisiologici della vagina, nelle varie fasi della vita: infanzia, pubertà, età fertile, menopausa. Durante l’età fertile si trovano nella vagina in condizioni fisiologiche, di normalità, numerosi bacilli chiamati di Doderlein. Questi bacilli , producendo acido lattico, mantengono acido il pH vaginale , contribuendo alla difesa della vagina dalle infezioni. I bacilli di Doderlein sono assenti nella bambina e poco presenti o quasi assenti in menopausa. La vagina presenta una difesa biologica basata sul pH acido e sulla presenza del bacillo di Doderlein. Questi due fattori, che impediscono lo sviluppo di altri germi , sono legati alla presenza di glicogeno nell’epitelio vaginale e alla possibilità di scissione del glicogeno in acido lattico ad opera del bacillo di Doderlein. In tutte le condizioni nelle quali vi è carenza di estrogeni si ha mancanza di glicogeno nell’epitelio vaginale e quindi poca acidità e scarso sviluppo di bacillo di Doderlein, con conseguente possibilità di moltiplicazione di altri germi. Queste condizioni di deficiente difesa genitale dovute a carenza ormonale si hanno fisiologicamente nella bambina e nella donna in menopausa. Infatti l’apparato genitale ritorna attraverso un processo di involuzione,a condizioni anatomiche e biologiche simili a quelle della bambina (mancanza di poteri di difesa della vagina e sottigliezza della mucosa vaginale). Cosa e' la leucorrea? Le secrezioni vaginali possono essere bianche o giallastre, più o meno dense, a seconda che si tratti di un fenomeno fisiologico o patologico. Casi di leucoreea fisiologica possono essere: La leucorrea delle ragazze in età pubere o nell’immediata postpubertà. La leucorrea che segue a volte il flusso mestruale. A volte ci può essere leucorrea durante la gravidanza Quando la leucorrea ha colore giallastro indica spesso una condizione patologica su base infiammatoria. Non bisogna confondere la leucorrea con il muco cervicale: questo è un fluido filante , trasparente che indica l’avvenuta ovulazione durante i giorni fertili del ciclo femminile. La scarsa igiene intima può contribuire all’instaurarsi di vulviti /infiammazioni della vulva , caratterizzate da prurito) e a volte per contiguità vaginiti. Le infiammazioni della vulva a volte si associano a flogosi delle ghiandole del Bartolini (ghiandole che fanno parte dell’apparato genitale femminile esterno). In genere i germi dalla vulva passano per contiguità nel condotto escretore della ghiandola di Bartolini, dando così origine ad un processo infiammatorio. Si ha tumefazione della ghiandola, arrossamento della cute, dolore in sede; a volte l’infiammazione degenera in ascesso. Nel maschio l’igiene intima e' ugualmente importante? Nel maschio l’igiene intima riveste l’importanza per quanto riguarda le infiammazioni dell’apparato genitale. La balanopostite è un’infezione dello spazio balanoprepuziale che interessa la mucosa del glande e del prepuzio che la ricopre, del solco coronale, del meato uretrale. Le cause dell’infezione possono essere costituite da germi gram positivi e da germi gram negativi.Molto frequentemente questa patologia è causata dalla presenza di una fimosi (restringimento dell’orifizio prepuziale), che rende molto difficoltosa, se non addirittura impossibile l’igiene locale , oppure a volte è causata da mancanza di igiene locale da parte del paziente. La balanopostite è più frequente nei bambini con fimosi e negli anziani che trascurano la propria igiene intima; in questo caso è la balanopostite ad essere causa di fimosi; l’infiammazione provoca aderenze tra la mucosa del prepuzio e del glande. Tali balanopostiti sono un evento frequente tra i pazienti diabetici. Vi sono poi dei presidi atti a prevenire le malattie sessualmente trasmesse, e sono i seguenti: Curare l’igiene intima con prodotti che abbiano un pH compreso tra 3,5 e 5,5, simile a quello della cute. Ciò contribuisce a conservare l’integrità dall’attacco di microorganismo. Osservare se il partner presenta lesioni della zona genitale, in questo caso usare sempre il profilattico, finchè non è sicuramente guarito, o meglio ancora interrompere fino a guarigione la vita sessuale. Usare sempre il profilattico con partner occasionali e/o poco conosciuti. Controllare sempre che il profilattico sia integro. Ricordare che i microorganismi , causa di malattie sessualmente trasmesse, si trovano nelle secrezioni vaginali, nel liquido seminale, nelle mucose genitali che presentano abrasioni. Quando si sospetta di essere stati contagiati, è utile rivolgersi subito al medico specialista: il ginecologo per la donna e l’andrologo per l’uomo. La terapia precoce di queste malattie ne previene le possibili gravi conseguenze. CHE FARE PER MANTENERE UN PH VAGINALE "EQUILIBRATO", A PROVA DI PROBLEMI INTIMI? Il mantenimento del pH dipende da molti fattori, primo fra tutti un ciclo regolare. Gli ormoni estrogeni sono i primi amici del pH e dell'ecosistema fisiologico in età fertile. Quando una donna subisce un blocco mestruale (amenorrea), il pH sale e, in parallelo, l'ecosistema viene alterato, perché mutano le tribù di microrganismi. La vagina diventa più vulnerabile alle invasioni dei germi provenienti dal colon, quali l'Escherischia Coli o l'Enterococcus Foecalis, chiamati "saprofiti patogeni" (dal greco "sapròs", marcio, ovvero batteri che crescono nel materiale in decomposizione a livello intestinale). Questi germi saprofiti sono normali nell'intestino, ossia fanno parte del suo ecosistema, ma diventano causa di patologia (malattia) se invadono la vagina, dove scatenano vaginiti, e la vescica, dove sono fonte di cistiti. E poi un pH sano è legato a doppio filo a una corretta igiene intima. QUALI SONO LE MOSSE GIUSTE PER UN'IGIENE INTIMA DAVVERO CORRETTA? Quella dei genitali esterni prevede una pulizia eseguita muovendo dall'avanti all'indietro sia la carta per la detersione, sia le mani per il lavaggio. Questo per evitare che frammenti di feci (che contengono milioni di germi saprofiti) possano inquinare i genitali anteriori, la vagina e/o l'uretra. All'igiene dei genitali interni, invece, ci pensa la natura femminile. La vagina, infatti, grazie alla produzione naturale di liquidi che - per la forza di gravità - scendono all'esterno, si autodeterge in presenza di normale pH. La donna sana, dunque, non ha bisogno di lavande interne, che vanno riservate e limitate, su indicazione medica, alla terapia complementare delle vaginiti. Anzi: secondo un'analisi di diversi studi, l'uso abituale di lavande vaginali sarebbe associato a significativo aumento di gravidanze ectopiche, di infezioni tubariche e, in alcuni studi, di tumore della cervice uterina. Un dato spiegabile con il fatto che la donna che ha rapporti non protetti, specie se promiscui, è a maggior rischio di infiammazioni vaginali. Questo potrebbe indurre la tendenza all'automedicazione con lavande vaginali frequenti. CI SONO ALTRI FATTORI A CUI LA DONNA DEVE FARE ATTENZIONE PER DIFENDERE LA ZONA INTIMA? Sì. È fondamentale rispettare un'adeguata protezione intima durante le mestruazioni, preferendo assorbenti, tamponi interni o salvaslip di cotone, che facilitano la traspirazione, ed evitando che le secrezioni vaginali, ricche di germi e molto acide, ristagnino a livello del vestibolo vulvare. Occhio anche all'attività intestinale: la stipsi, o costipazione (meno di quattro evacuazioni alla settimana), facilita l'alterazione degli ecosistemi vulvare e vaginale. Imperativo categorico, infine, è l'uso costante del profilattico in caso di cambio di partner o di rapporti promiscui. Anche il liquido spermatico, che ha pH 7.39, se abbondante e/o frequente potrebbe alterare il pH vaginale e causare irritazione vestibolare. L'alterazione del pH vaginale e vulvare, lo squilibrio degli ecosistemi, "l'effetto serra" genitale e la maggiore vulnerabilità della mucosa infiammata e microtraumi genitali possono concorrere a causare la vestibolite vulvare. CHE COS'È LA VESTIBOLITE VULVARE? È un'infiammazione cronica della mucosa del vestibolo vulvare, definita da tre sintomi e segni: variabile rossore del vestibolo (entrata della vagina); bruciore e dolore intenso, soprattutto in due punti, collocati alle ore 5 e alle ore 7, se si considera l'entrata vaginale come il quadrante di un orologio; dolore durante i rapporti (dispareunia). DA COSA È CARATTERIZZATA LA VESTIBOLITE VULVARE? Dall'iperattività di tre sistemi cardinali per la salute, primo fra tutti del sistema immunitario locale e, in particolare, del mastocita, una cellula di difesa che produce sia le sostanze che mediano l'infiammazione dei tessuti locali, causando bruciore, dolore, rossore, gonfiore e limitazioni funzionali, sia le sostanze che fanno proliferare le fibre nervose del dolore nella zona colpita. L'iperattività del mastocita è causata da diversi stimoli, detti "agonisti", tra cui: le infezioni da Candida, un fungo oggi in grande crescita a causa dell'eccessivo uso di antibiotici, da Gardnerella o da germi misti; l'irritazione del vestibolo dalle secrezioni vaginali che non evaporano a causa di salvaslip sintetici impermeabili; i microtraumi meccanici, tra cui il rapporto sessuale in condizioni di secchezza vaginale, e/o quando il muscolo elevatore è contratto e/o quando la mucosa è già irritata. Possono infiammare la mucosa del vestibolo anche un vestiario inadeguato che causi microabrasioni (tanga, jeans attillati), specie se la mucosa è già più vulnerabile e fragile a causa dell'infiammazione cronica, o sport (come ciclismo o equitazione), che causano una riduzione del flusso sanguigno e/o irritazioni nella zona genitale; gli estrogeni, perché l'infiammazione peggiora in fase premestruale); alcune sostanze chimiche, che provocano allergia, spesso contenute in detergenti inappropriati OLTRE AL SISTEMA IMMUNITARIO, QUALI SONO GLI ALTRI SISTEMI COINVOLTI IN CASO DI VESTIBOLITE? Il sistema nervoso del dolore: nella mucosa colpita da vestibolite, le fibre nervose sono moltiplicate di dieci volte rispetto al normale. Questo causa "iperalgesia", cioè aumento spiccato della sensibilità al dolore. Le fibre del dolore, inoltre, penetrano negli strati più superficiali della mucosa, in cui normalmente non si trovano, e questo provoca "allodinìa", ossia dolore urente ("come essere scottata da un ferro bollente", dicono le donne che ne soffrono). Inoltre, si registra un'iperattività del muscolo elevatore dell'ano, quello che chiude in basso la vagina e circonda l'uretra, la vagina e l'ano. Provoca una tensione, che causa ulteriore dolore ("mialgia") e riduce l'entrata vaginale, diventando cofattore di dolore ai rapporti (dispareunia). È POSSIBILE PROTEGGERE LA SALUTE GENITALE E PREVENIRE LA VESTIBOLITE VULVARE? Si può fare molto. Prima di tutto, utilizzando detergenti a pH acido per i genitali esterni non più di due, al massimo tre volte al giorno. Per il resto, detersione con acqua. Per la protezione periodica mestruale, usare solo assorbenti in puro cotone. Anche i tamponi interni di puro cotone vanno bene: se l'inserimento causa dolore - come succede spesso nelle adolescenti ai primi tentativi - il problema non è il tampone, ma lo spasmo muscolare di cui il tampone è solo una spia. In tal caso, bisogna ascoltare questo sintomo importante, valutare se c'è un'iperattività del muscolo e, in caso affermativo, rilassarlo mediante con l'automassaggio o lo stretching. Il vestiario deve lasciare "respirare" i tessuti, lasciando asciugare normalmente le modeste secrezioni vaginali: sì alle gonne o ai pantaloni morbidi in tessuti naturali. Non scordare l'uso regolare del profilattico, specie se si cambia partner e/o non si è certi della propria o altrui fedeltà: l'intolleranza vera al lattice è molto più rara del rischio di infezioni sessualmente trasmesse! Infine, attenzione alla lubrificazione vaginale durante i rapporti: la secchezza vaginale (causata da scarsa eccitazione e/o dal dolore alla penetrazione) facilita le microabrasioni della mucosa, perpetuando la cronicizzazione dell'infiammazione. In caso di dolore durante i rapporti, secchezza vaginale, ma anche cistiti o irritazioni vescicali, dopo il rapporto è importante rivolgersi a un ginecologo con competenza sessuologica. Non diagnosticate e non trattate, queste condizioni possono portare a una vestibolite cronica. Se diagnosticate e curate tempestivamente, possono invece essere completamente risolte. [...]

LA CANDIDOSI: COME DIFENDERSI

LA CANDIDA La candida e' una malattia sostenuta da organismi del genere Candida, il piu' frequente dei quali e' la Candida albicans. Si tratta di miceti, ovvero funghi, appartenenti all'ordine degli Pseudolieviti: formano colonie bianche e pastose come i veri lieviti, ma, a differenza di questi, sono dotati di strutture filamentose (pseudoife e/o ife). La Candida albicans e' un normale saprofita (ossia utilizza come nutrimento la sostanza organica in decomposizione) del cavo orale, del tratto gastrointestinale e della vagina; raramente si trova anche su cute normale (pliche inguinali). Puo' occasionalmente diventare patogena: per cause locali, quali la macerazione e le terapie cutanei con antibiotici o cortisonici; per cause generali, quali il diabete mellito, i tumori, la terapia antibiotica, cortisonica, estrogenica o immunosoppressiva prolungata; per un deficit genetico o acquisito delle difese immunitarie. I quadri clinici piu' tipici sono: l'intertrigine delle grandi labbra e delle piccole pieghe cutanee (pieghe inguinale, interglutea, sottomammaria, labiale, interdigitali a piedi e mani), che si presenta con lesioni rosso vive, lisce, poco essudanti, orlate da un tipico bordo bianco di tessuto macerato, molto pruriginose; la perionissi e l'onissi, ossia la localizzazione alle unghie; il mughetto, che colpisce i bimbi nella prima infanzia e l'adulto sotto terapia debilitante; la vulvo-vaginite, sovente rivelatrice di diabete, frequente in gravidanza e nell'uso degli estroprogestinici (pare per alterazione del metabolismo glucidico nell'epitelio vaginale), trasmissibile per contatto sessuale, caratterizzata da leucorrea biancastra, eritema intenso alla vulva (col tipico collaretto bianco al margine delle lesioni), prurito intenso, tendenza a recidivare (interessa il 10-15% delle donne in eta' riproduttiva); la balanopostite, frequente nei diabetici, trasmessa sovente per contatto sessuale, localizzata o solo al glande (con lesioni eritemato-vescicolose puntiformi o confluenti in piccole aree bordate), oppure sia al glande che al prepuzio; prurito e bruciore sono intensi. COME CURARSI Bisogna fare un ciclo di pillole (entrambi) e di lavande vaginali (lei). Fino a fine cura, sesso con preservativo o astinenza. E' infatti contagiosa, anche se nell'uomo non si manifesta con sintomi palesi. La candida si trasmette tramite le mucose. Quindi non solo con il contatto tra organi genitali, ma anche, anzi soprattutto tramite la saliva (o meglio la bocca). Per questo motivo la cura fondamentale è tramite pillole e gel orali. Parlo (purtroppo) per grande esperienza in materia...... Inoltre è definita una malattia "ping-pong", nel senso che è difficile riuscire a curarsi e guarire in due contemporaneamente. Nel periodo del riacutizzarsi, quindi, ASTINENZA ASSOLUTA. Non solo di rapporti completi, ma anche e ripeto SOPRATTUTTO NO ai rapporti orali e tanto meno ai baci! Questo ovviamente, solo per il periodo della cura. [...]

LA STERILITA' FEMMINILE

Se la mancata gravidanza dipende dalla donna Le indagini. Il primo passo è sempre quello dell'anamnesi prima e della visita ginecologica dopo: tutta la storia medica dovrà essere raccontata dalla paziente con particolare precisione sugli aspetti riguardanti il ciclo mestruale. La visita ginecologica. Accertare manualmente la posizione, il volume dell'utero e la sua regolarità, accertare se lo spostamento manuale provoca dolore o meno e con lo speculum accertare visivamente le condizioni del collo uterino (eventuali "piaghette", polipi ecc.). L'ecografia pelvica. Le informazioni fornite dagli esami ecografici sono di indubbia utilità. L'ecografia pelvica consente di mettere in luce problemi alle ovaie, all'utero, la presenza di polipi, miomi ecc. Sterosalpingografia. È un esame radiologico che consente di valutare eventuali malformazioni o lesioni che possono essere alla base della sterilità meccanica. Consiste nell'iniettare dell'utero e nelle tube un mezzo di contrasto e nell'eseguire una serie di radiografie per studiarne il percorso. Oggi rimane il più utilizzato, è a volte doloroso, non è privo di complicazioni. Le percentuali di errore sono piuttosto alte, specie se l'interpretazione non è affidata a personale competente. Laparoscopia. Decisamente più affidabile dell'isterosalpingografia , consente di valutare la presenza di endometriosi, di aderenze o di altre patologie che causano sterilità, meccanica e non. Si esegue in anestesia generale: attraverso una piccola incisione dentro l'ombelico si inserisce una sonda ottica che consente di osservare tutti gli organi pelvici. La laparoscopia comporta, sia pur raramente, una serie di complicanze quali la lesione di un grosso vaso arterioso, piccole lesioni intestinali, dolori addominali. In tutti e tre i casi si tratta di complicanze di facile e rapida risoluzione che non lasciano conseguenze spiacevoli. La laparoscopia richiede un breve ricovero che può variare da alcune ore a due giorni. La falloppioscopia. Vi sono diverse modalità di studio della struttura delle tube: esse possono essere incannulate durante la laparoscopia; vi si può iniettare un liquido medicato od aria in modo da valutarne la pervietà ed il tono muscolare; oppure si ricorre alla falloppioscopia, tecnica di grande utilità ma non ancora così diffusa, che consiste nell'introdurre nelle tube attraverso l'utero un sottile catetere con una fibra ottica in modo da poter guardare da vicino lo stato di salute della parete interna della tuba, lungo il percorso che dovrà compiere l'ovulo. Grazie alla falloppioscopia è possibile anche notare eventuali danni a carico della mucosa tubarica che, altrimenti, non sarebbero evidenziabili con la laparoscopia. Dosaggi ormonali. (FSA-LH- 17 betaestradiolo - Progesterone - Prolattina - Testosterone) : per la valutazione del ciclo mestruale. Monitoraggio dell'ovulazione. Con questo termine si definisce il controllo ecografico della crescita follicolare che può essere di base (per controllare se esista l'ovulazione) o dopo stimolazione con i vari induttori dell'ovulazione presenti in commercio. Post Coital test (test dopo un rapporto completo). viene eseguito nel periodo dell'ovulazione, quando il muco cervicale è più recettivo alla penetrazione degli spermatozoi. Si esegue dopo 2/3 giorni di astinenza dei rapporti sessuali. Il momento può essere determinato tramite ecografia endovaginale o tramite temperatura basale oppure quando si nota una fluidificazione più marcata della secrezione vaginale. Nel giorno stabilito si deve avere un rapporto sessuale completo avendo cura di rimanere distesa per i successivi 15/20 minuti. Dopo 4/6 ore dal rapporto si preleva il muco mediante una semplice siringa e il muco si distende su un vetrino che viene subito messo al microscopio e si valuta la presenza o meno di spermatozoi mobili o no. Tampone vaginale e del muco cervicale Si preleva in modo sterile il secreto vaginale e il muco in corrispondenza del collo uterino e si invia al laboratorio dove vengono ricercati i germi comuni e principalmente la Clamidia e il Micoplasma. Le idrotubazioni. Nei casi di ostruzione tubarica lieve e cioè quando il quadro non è tra i più seri (tube congeste o tortuose ecc.) si possono effettuare idrotubazioni al settimo-decimo giorno del ciclo, per un massimo di sei cicli. Si introduce nell'utero, attraverso il canale cervicale, una piccola quantità di aria seguita da liquidi medicati (antibiotici e idrocortisone) e poi ancora aria. Il liquido, spinto dall'aria, crea una pressione sulle tube e vi esercita una lieve azione terapeutica. Non è una pratica dolorosa, ma fastidiosa, che lascia come conseguenze dolore alle spalle per alcune ore. Attualmente nei casi di malattie tubariche (tube impervie, inaccessibili o inaffidabili) o di sterilità meccaniche si tende a percorrere la strada della fecondazione in vitro o comunque della fecondazione assistita. Endometriosi. Cause: è una malattia subdola, dolorosa e capace di provocare anche una sterilità permanente. Se in alcune donne non provoca alcun sintomo, in altre può affacciarsi con notevole violenza: in genere si manifesta con mestruazioni molto dolorose dopo che per anni non hanno dato alcun problema. Si manifesta quando l'endometrio (cioè la mucosa dell'utero che, dopo essersi preparata ad accogliere l'embrione, viene espulsa con il sangue durante il ciclo qualora non si sia verificato il concepimento) per motivi ancora sconosciuti compie un percorso inverso risalendo attraverso le tube fino alla cavità addominale. L'endometriosi è davvero una malattia severa nei confronti della possibilità di concepire: in molti casi anche quando si è raggiunta la completa guarigione (peraltro non facile da ottenere) la fertilità rimane, almeno in parte, compromessa. Terapia: durante una laparoscopia diagnostica se il medico si accorge di trovarsi in presenza di endometriosi solitamente interviene direttamente coagulando con la diatermia o con il laser il tessuto malato o asportando le cisti ovariche. Dopo la fase chirurgica la donna viene trattata con farmaci specifici: sono cure lunghe e fastidiose che comportano una serie di effetti collaterali spiacevoli. Le ricadute non sono rare, ma nel 60% dei casi trattati chirurgicamente si ottengono una guarigione e una discreta qualità della vita. Sterilità secondaria. È così definita perché insorge successivamente ad una gravidanza portata felicemente a termine con parto spontaneo o taglio cesareo oppure esitata in aborto spontaneo o provocato. In genere è legata a problemi di natura meccanica insorti inspiegabilmente in occasione della precedente gravidanza. Anche in questo caso la donna dovrà sottoporsi a esami di laboratorio e principalmente all'isterosalpingografia per diagnosticare eventuali ostruzioni meccaniche o infiammatorie delle tube. In seguito ad ulteriori accertamenti come monitoraggio dell'ovulazione ecc. e per il coniuge esame del liquido seminale. I fattori vulvo-vaginali come causa di sterilità I fattori vulvo vaginali come causa di sterilità possono essere di due categorie: Fattori che determinano la così detta “sterilità coitale” che comporta difficoltà ai rapporti sessuali fino alla cosiddetta “impotenza coeundi femminile”. Fattori che determinano una sterilità vaginale vera, che incide soltanto per lo 0,2% di tutti i casi di sterilità e provoca una in attivazione degli spermatozoi prima che penetrino nel canale cervicale, pur essendo il coito normale. Questa distinzione non sempre è così netta, in quanto, specialmente nelle vaginiti acute, si associano i due fattori precedentemente detti ossia oltre all’inattivazione degli spermatozoi esiste anche difficoltà al coito (dispareunia). Tra i fattori coitali tutte le cause di dispareunia assumono un certo valore nel determinismo della sterilità. In genere la dispareunia viene distinta in esterna ed interna: nel primo caso si ha una difficoltà all’introduzione del pene in vagina, nel secondo caso si ha solamente dolore durante il coito dopo introduzione del pene in vagina. La dispareunia interna inoltre può essere funzionale od organica: la forma funzionale detta anche VAGINISMO è caratterizzata da uno spasmo involontario dei muscoli che circondano l’introito vaginale. E’ riconducibile ad una psiconeurosi genitale e rappresenta, al di fuori di qualsiasi alterazione anatomica, una difesa incoscia della donna di fronte al contatto sessuale, per paura di lesioni genitali, di malattie veneree o di gravidanze. A volte la sintomatologia oltre ad essere presente nel momento del rapporto sessuale può, a causa dello stato di ansia, essere scatenata anche solamente all’idea di esso. La forma organica esterna è rappresentata da cause imeneali (imene sclerotico o rigido, imene imperforato) o da cause di interventi vulvo vaginali in seguito a parti o a precedenti interventi chirurgici sulla vagina, oppure da malformazioni congenite della vagina o anche da tutti quei processi infettivi a carico della vulva, della vagina, dell’uretra, dell’ano i quali possono scatenare riflessi dolorosi. La forma organica interna è rappresentata da alterazioni anatomiche della vagina: vagina totalmente stretta, setti vaginali, restringimento a clessidra della vagina, più raramente delle endometriosi vaginali o dei legamenti utero sacrali, dalle annessiti, parametriti posteriori, cerviciti, cisti della ghiandola del Bartolini ecc.ecc. I casi di sterilità legati ad infezioni vaginali possono essere causati da batteri o da funghi e protozoi. Le infezioni batteriche sono le vaginiti da germi banali: streptococco, stafilococco, escherichia coli. Questi germi, causa di vaginiti, alterano, per azione delle tossine da esse prodotte, la motilità degli spermatozoi. Quindi le vaginiti da germi banali, poiché molto frequenti, possono avere rilevante importanza nel determinare alterazioni della progressione spermatica specialmente in quei casi in cui esistono alterazioni più o meno evidenti dello spermiogramma. Notevole importanza è attribuita alle vaginiti da candida albicans e da trichomonas vaginalis la cui frequenza è aumentata fino a diventare il 30- 50% delle infezioni vaginali. Tale aumento di incidenza è dovuto all’uso indiscriminato di antibiotici, cortisonici, contraccettivi ormonali e alla maggiore libertà sessuale. Possiamo dire che il ruolo delle infezioni vaginali, nei casi di sterilità o di infertilità, rappresenta senz’altro un fattore da tenere in giusta considerazione per le influenze negative che tali flogosi possono arrecare alla motilità degli spermatozoi. Occorre un trattamento medico adeguato prima di indagare su qualunque altra causa possibile di sterilità, soprattutto considerata la semplicità del loro trattamento e i rapidi e brillanti risultati che si possono conseguire. Liberamente tratto da “LA STERILITA’ UMANA” di E.CITTADINI ed. PICCIN [...]

QUEL PRURITO PROPRIO LI!

QUEL PRURITO PROPRIO LI: Vulvovaginiti non infettive Le vulvovaginiti di natura non infettiva costituiscono un ampio capitolo della patologia flogistica vulvovaginale. Costituiscono, infatti, almeno il 40% delle comuni sintomatologie del basso tratto genitale. Le cause che possono determinare questo tipo di infiammazione sono molte, spesso misconosciute e di norma quasi mai diagnosticate. Spesso laddove viene riferita una sintomatologia vulvovaginale, quasi sempre è individuata una noxa infettiva. Un denominatore comune tra questo tipo di disturbi è la prescrizione di terapie, topiche o orali, di regola ad ampio spettro antimicrobico che non eliminano il fattore eziopatogenetico e, quindi, non migliorano il disturbo. Vi sono quattro principali fattori che espongono ad un rischio maggiore di sviluppare vulvovaginiti di natura non infettiva: Rapporti sessuali. Una storia delle donne affette da patologia flogistica vulvovaginale ricorrente non infettiva, può essere direttamente correlata alla loro attività sessuale. La formazione di abrasioni microscopiche dovute ad un'inadeguata lubrificazione favorirebbe, infatti, la penetrazione di agenti esterni, possibile fonte di sensibilizzazione. Abitudini igieniche. Studi condotti su donne sessualmente attive hanno dimostrato come l'uso eccessivo di detergenti intimi e lavande vaginali aumenti notevolmente il rischio di contrarre vulvovaginiti irritative. Abbigliamento. L'abitudine ad indossare indumenti molto attillati, soprattutto, se costituiti da un materiale sintetico (nylon o lycra), contribuirebbero ad alterare l'ecosistema vaginale rendendolo più sensibile ad molecole esogene. Fattori psicologici. È stato dimostrato, infatti, che alcune donne affette da vulvovaginiti ricorrenti di natura non infettiva, conducono una vita sessuale insoddisfacente o sottacciono spesso quadri depressivi. Le manifestazioni cliniche sono del tutto aspecifiche e spesso indistinguibili dalle vulvovaginiti infettive. I sintomi sono di solito bruciore e prurito, dolore e senso di tensione e, nei casi più gravi, a seguito da una accurata anamnesi, può emergere come qualsiasi agente esterno sia in grado di irritare la regione genitale. All'ispezione si può osservare arrossamento ed edema vulvare (vulvite eritematosa) accompagnati da escoriazioni e fissurazioni. Più raramente, tali forme si possono associare alla comparsa di bolle o vescicole od ulcerazioni (reazione eritematoide), interessando talora anche la vagina. La leucorrea (secrezione mucosa definita spesso dalle donne come "perdita vaginale") può essere presente ed è priva di alcun odore. Spesso queste forme di vulvite non infettiva tendono a perpetrarsi a causa di trattamenti antibiotici inappropriati e/o antimicotici che hanno un effetto ipersensibilizzante sulle mucose, oltre che destruente per la flora batterica vaginale. Una corretta ed approfondita valutazione della storia clinica e delle abitudini della donna rappresentano un approccio imprescindibile quando si sospetta di un processo infiammatorio di natura non infettiva. Una volta esclusa la presenza dei principali agenti infettivi (Candida albicans, Trichomonas e Gardnerella vaginalis), diviene fondamentale porre una corretta diagnosi. Patologie sistemiche di natura dermatologica (come psoriasi, lichen, penfigo, lupus, sindrome di Behcet, sindrome di Paget) possono determinare quadri vulvovaginali di difficile interpretazione per specialisti poco esperti. La persistenza della sintomatologia accompagnata dalla presenza di particolari stili ed abitudini di vita (uso di assorbenti interni, salvaslip, etc.) devono orientare l'attenzione sul fatto che possa trattarsi di una forma di ipersensibilità vaginale ad agenti esterni. Spesso le donne che presentano i sintomi sono portatrici di una storia familiare di allergia ad agenti ambientali (riniti, asma, congiuntivite) o alimentari (orticaria, angioedema). La terapia di tutte queste forme consiste nell'eliminare la causa irritativa, allergizzante, traumatica. Il primo presidio terapico, di importanza fondamentale risulta essere l'educazione della paziente. Essa, infatti, messa a conoscenza della sua particolare sensibilità vaginale ad agenti esogeni, va' informata rispetto ai comportamenti e alle abitudini di vita corrette che possono risolvere la sua sintomatologia. Rimosso l'agente sensibilizzante (quando riconosciuto) è fondamentale nelle donne "ipersensibili" evitare: qualsiasi stimolo irritativo: applicazioni vaginali di deodoranti spray, profumi, saponi eccessivamente alcalini o ricchi di coloranti, lavande vaginali, creme depilatorie l'abitudine ad una eccessiva igiene intima, potrebbe alterare le naturali difese immunitarie vaginali e la flora microbica saprofita l'utilizzo di assorbenti interni; questi dovranno essere sostituiti da quelli esterni, preferibilmente non dotati di "ali protettive" poiché il materiale adesivo di cui sono costituite è ricco di colla in grado di sciogliersi a contatto con le normali sudorazioni e capace quindi di generare prurito e fenomeni di sensibilizzazione. In questi casi una corretta informazione è quasi "terapeutica". Informare la donna sulle più basilari nozioni di fisiologia vaginale (le funzioni della mucosa, il ruolo del pH e delle secrezioni in generale, etc.) la rende spesso partecipe di un "percorso medico" di difficile gestione. È comunque importante dettare delle norme comportamentali: Limitare, ad esempio, l'uso di salvaslip, indumenti attillati o di tessuti a maglie strette che non permettono una corretta ossigenazione tissutale favorendo il ristagno di secrezioni, la possibilità di sovrainfezione nonché di una possibile sensibilizzazione a fattori di contatto. Consigliare un'accurata e mai esasperata igiene intima e post-coitale (evitare che il liquido seminale permanga a lungo all'interno della vagina in virtù del suo effetto immunosoppressivo e della sua capacità di alterare il pH). Dettare delle norme alimentari per un corretto ed equilibrato regime dietetico. Preferire l'uso di biancheria intima di puro cotone ed evitare il continuo ricorso a salviette intime deodoranti o salvaslip. Nelle reazioni più gravi, con sintomatologia intensa e dolorosa, è consigliabile praticare impacchi con compresse rivestite da acido borico o soluzioni 1:20 di alluminio acetato. Anche l'applicazione locale di creme a base di corticosteroidi può provocare una rapida regressione dei sintomi, specie se la forma ha una base allergica. Tali applicazioni devono essere protratte per 2-3 settimane se la pelle vulvare presenta già fatti di lichenificazione. In alcuni casi se necessario è possibile somministrare dei corticosteroidi anche per via orale. Meno indicate sono le creme antistaminiche e a base di sodio cromoglicato che dimostrano una certa efficacia nelle reazioni vulvari al trattamento con antibiotici locali come la penicillina, ma hanno l'inconveniente, nelle forme su base irritativo-traumatica, di dare origine a reazioni allergiche. Vaginosi batterica Tra le infezioni del basso tratto genitale femminile, un ruolo di primaria importanza riveste la vaginosi batterica (VB) che è, insieme con la vulvovaginite micotica (VVC), la causa più frequente di vaginiti nelle donne in età fertile. In realtà, il termine stesso "vaginosi" indica come non si tratti di una vera e propria infezione, bensì di una modificazione dell'ecosistema vaginale con sostituzione della normale flora lattobacillare da parte di una flora patogena a prevalente composizione anaerobica. L'ambiente vaginale non è, infatti, sterile ma è popolato da una serie di microrganismi commensali che in condizioni di normalità, non arrecano alcun danno alla donna stessa. Tuttavia ci sono diverse condizioni che influiscono sulle difese immunitarie femminili e possono predisporre la donna a tale spiacevole disturbo. La VB, infatti, si manifesta, spesso, con la presenza di perdite vaginale profuse, omogenee, grigio-verdastre, abbastanza fluide e talora schiumose. La caratteristica che le rende uniche è, soprattutto, il cattivo odore a cui si accompagnano, un odore acre, simile a quello del pesce avariato che deriva dai prodotti del metabolismo di questi microrganismi. Questo odore sgradevole si accentua specialmente dopo un rapporto sessuale non protetto, e, soprattutto, non recede dopo ripetute toilette igieniche. Raramente queste perdite sono accompagnate da prurito, bruciore e dolore durante i rapporti sessuali. La diagnosi della VB si basa essenzialmente su criteri clinici e sull'osservazione al microscopio, dopo colorazione di GRAM, del secreto vaginale. Trattandosi di una alterazione dell'ecosistema vaginale più che di un'infezione, non vi sono norme igieniche né comportamentali da consigliare alla donna per prevenire tale forma. Si tratta, infatti, di una riduzione quantitativa dei potenziali fattori di difesa vaginali (lactobacilli). Fattori come lo stress, le terapie antibiotiche ad ampio spettro ed una indole tendenzialmente depressiva dovuta ad una vita insoddisfacente possono influire sulle difese immunitarie e quindi predisporre alla vaginosi. Vulvovaginiti di natura micotica Le patologie flogistiche vulvovaginali causate da miceti rappresentano oggi una delle più frequenti cause di consultazione dello specialista ostetrico-ginecologo. La vulvovaginite micotica è una malattia tipica dell'età riproduttiva a diffusione praticamente ubiquitaria, piuttosto debilitante per la donna, sia sul piano fisico sia psichico. L'agente eziologico responsabile della vulvovaginite micotica, repertato nella quasi totalità dei casi, appartiene al genere Candida: specie microbica che trova nell'ambiente vaginale le condizioni ideali per la sua proliferazione. Si calcola, infatti, che circa il 75% delle donne manifesti almeno una volta nella vita un episodio di VVC; nel 40-50% va incontro ad un secondo episodio, mentre nel 5% sviluppa una forma di VVC recidivante. L'infezione da Candida si può manifestare in forma asintomatica, acuta o recidivante. La sintomatologia è quasi costantemente caratterizzata da prurito intenso vaginale e/o vulvare, associato a perdite vaginali patognomoniche, talora scarse, dense, con un tipico aspetto "a ricotta". Altri sintomi spesso presenti sono irritazione più o meno diffusa, bruciore vulvovaginale, dolore durante i rapporti sessuali e bruciore urinario. In particolare, il bruciore è particolarmente frequente durante la minzione a causa delle escoriazioni da grattamento. I sintomi in genere si accentuano una settimana prima dell'inizio della mestruazione e tendono poi ad esaurirsi con l'arrivo del flusso mestruale. La vulvovaginite micotica non è una infezione a trasmissione sessuale, tuttavia, nel 20% circa dei partner di donne affette da VVC è possibile osservare un prurito penieno post-coitale. La relativa mancanza di segni e sintomi specifici non permette una diagnosi esclusivamente clinica, ma richiede anche l'isolamento dell'agente patogeno attraverso l'esecuzione di un tampone vaginale per la ricerca di miceti, batteri e vaginosi batterica ed un GRAM (vetrino su cui vengono strisciate le secrezioni vaginali della donna e sul quale poi sarà eseguita una apposita colorazione per la ricerca del micete). La terapia è di due tipi una locale ed una topica. Le terapie topiche consistono nella somministrazione del farmaco sotto forma di candelette, crema od ovuli, applicabili la sera prima di coricarsi in modo da prolungare al massimo il tempo di contatto fra il farmaco e la mucosa vaginale per un efficace assorbimento e di minimizzare le perdite conseguenti alla stazione eretta. Attualmente i farmaci più utilizzati sono gli azoli, farmaci che presentano un ampio spettro di azione contro i miceti un'alta attività antimicotica. La somministrazione locale di tali farmaci rende possibile il loro utilizzo anche durante la gravidanza, perché, unitamente all'ottima azione fungicida e agli scarsi e poco frequenti effetti collaterali (irritazione locale, senso di bruciore, reazioni allergiche) il rapido metabolismo epatico riduce i livelli ematici di farmaco a tal punto, da non determinare un pericolo teratogeno per il feto. Anche la terapia orale, riservate alle forme complicate e recidivanti, si basa sulla somministrazione degli stessi. Per l'eradicazione dell'infezione è necessario che vi sia anche, l'eliminazione dove possibile, o quantomeno il controllo di tutti i fattori predisponenti fra i quali il diabete mellito, l'immunodepressione o immunocompromissione, la terapia corticosteroidea o antibiotica a largo spettro, l'assunzione di contraccettivi orali, la presenza di una concomitante malattia a trasmissione sessuale. Vi sono poi una serie di norme igieniche e di profilassi delle reinfezioni che la donna affetta da tali episodi è tenuta a seguire, quali: Cambiare frequentemente la biancheria intima. Utilizzare alte temperature e disinfettanti specifici per il lavaggio della biancheria. Limitare l'uso di indumenti aderenti e di tessuti sintetici. Evitare lavaggi troppo frequenti con abuso di saponi a pH acido. Praticare correttamente il nettoyage (lavaggio antero-posteriore). Asciugare attentamente la cute e le mucose dopo la toilette. Limitare l'assunzione di carboidrati e zuccheri. Inserire lo yogurt o i fermenti lattici nell'alimentazione quotidiana. Aumentare l'assunzione di fibre alimentari. È consigliabile astenersi dai rapporti sessuali, oppure utilizzare il profilattico, fino ad accertata guarigione. Seguire scrupolosamente le modalità terapeutiche indicate dal ginecologo. Infezione da Trichomonas vaginalis La trichomoniasi è un'infezione sessualmente trasmessa causata da un protozoo, il Trichomonas vaginalis, un microrganismo mobile. La prevalenza dell'infezione in gruppi specifici è correlata con il livello dell'attività sessuale: dal 5% nella popolazione generale, al 13-25% delle pazienti afferenti ad ambulatori ginecologici, fino al 75% nelle prostitute. Sono, infatti, molte le evidenze che supportano l'importanza dell'acquisizione della trichomoniasi per contatto sessuale: 85% delle partner di maschi infetti risulta positivo e il 70% dei partner di donne infette è positivo nelle 48 ore successive all'ultimo rapporto. Spesso, pur essendo infetti, gli uomini non manifestano alcun sintomo, divenendo così il più importante vettore e serbatoio della malattia. Il 50-75% di donne con trichomoniasi lamenta perdite vaginali (leucorrea), descritta come maleodorante dal 10% di esse. Il prurito vaginale è descritto nel 25-50% dei casi ed è spesso severo. Può essere altresì riferita una sintomatologia soggettiva di dolore durante i rapporti sessuali, aumentata minzione e bruciore urinario. Le algie pelviche (dolori al basso ventre) non sono particolarmente comuni, essendo riportate solo nel 5-12% dei casi. Data però la frequente associazione della trichomoniasi ad altri agenti a trasmissione sessuale, bisognerebbe sempre sospettare una concomitante salpingite (infezione delle tube uterine). Nella maggior parte dei casi i sintomi si esacerbano durante o immediatamente dopo il periodo mestruale. La tipica leucorrea da Trichomonas vaginalis viene spesso descritta come giallo-verdastra e schiumosa; tuttavia solo una stretta minoranza di casi presenta queste tipiche caratteristiche. La perdita è grigia in circa 3/4 dei casi e gialla o verde in meno della metà dei casi. Nel maschio il Trichomonas vaginalis è una delle cause di uretrite non gonococcica (UNG) con prevalenze che vanno dal 5 al 15-20%. Perdite dall'uretra sono descritte nel 50-60% dei maschi sintomatici e sono in 1/3 dei casi francamente purulente, in un altro terzo mucopurulente e nel rimanente terzo di aspetto mucoide. Sintomi e segni di infezione non bastano, da soli, ad una sicura diagnosi di trichomoniasi. L'osservazione diretta del parassita al microscopio e/o la coltura mediante tampone vaginale devono confermare la natura della vaginite. La terapia, in questo, deve essere estesa anche al partner ed è unicamente orale, data l'alta percentuale di fallimento terapeutico delle terapie locali (creme o candelette vaginali), che quindi devono essere riservate sempre e solo ai casi nei quali esiste una controindicazione al trattamento sistemico con tali farmaci. Essendo un'infezione a trasmissione sessuale l'unico metodo preventivo è l'utilizzo, durante rapporti sessuali occasionali, di metodi contraccettivi barriera quali il preservativo: è in grado non solo di prevenire tale patologia, ma soprattutto la trasmissione di agenti infettivi potenzialmente mortali quali l'Hiv. tratto da un articolo di Francesco De Seta e Erika Bianchini Università degli Studi di Trieste, IRCCS Burlo Garofolo [...]

PENE CURVO

Solo un problema estetico? Una adeguata terapia chirurgica si rende necessaria in numerose affezioni andrologiche, basti pensare al varicocele o agli incurvamenti penieni congeniti, tanto per fare due esempi. Si tratta di una chirurgia tecnicamente non particolarmente impegnativa ma delicata, anche per i risvolti psicologici che determina nel paziente. Per questo motivo, è preferibile affidarsi a chirurghi che abbiano una preparazione specialistica e in questo campo. Interventi in anestesia locale: - varicocele (legatura e sezione vv. spermatiche a livello sub-inguinale) Il varicocele è una dilatazione delle vene del testicolo che si realizza per ragioni anatomiche nel 90% dei casi a livello del testicolo sinistro. In questo tipo di problematica intervengono fattori anatomici, costituzionali ed ereditari che favoriscono questa dilatazione venosa ed il ristagno di sangue a livello del testicolo. Il sangue, anziché seguire le normali vie di deflusso, ristagna all'interno di queste ectasie che circondano il testicolo, e dato che il sangue è "caldo", viene inevitabilmente riscaldato il testicolo interessato. Tale aumento di temperatura interferisce con il normale sviluppo e con l'adeguata produzione di spermatozoi, che possono risultare diminuiti di numero ma, in particolar modo, più "lenti" od addirittura immobili e, per la maggior parte, malformati. Il varicocele è importante perché è sicuramente al primo posto come causa di Infertilità Maschile; per questo motivo è importante un'accurata diagnosi del grado del varicocele stesso (I°, II°, III°) ed una valutazione, tramite un esame del liquido seminale ( spermiogramma ), delle ripercussioni che esso può dare sulla fertilità. La terapia del varicocele è chirurgica. Questo tipo di intervento, che viene fatto con l'ausilio di mezzi di ingrandimento - loupes e / o microscopio operatore - , è praticato in regime di Day Hospital, con il paziente che viene operato e nel giro di poche ore può tornare a casa. La piccola incisione cutanea (3 - 4 cm) che viene fatta a livello inguinale, non lascia nessuna traccia di sé. - idrocele (eversione della tunica vaginale) accumulo di liquido all'interno della tunica vaginale del testicolo. Può essere molle o teso (ed in questo caso comprime e disloca il testicolo). L’agoaspirazione è seguita quasi invariabilmente dalla recidiva a breve distanza di tempo. L'intervento di elezione consiste nella "eversione" della tunica vaginale, mediante un accesso scrotale mediano in anestesia locale ed ambulatorialmente (2 h. circa). Bendaggio compressivo nel post-operatorio. - epididimectomia, cisti dell'epididimo l'intervento può avere una durata variabile, a seconda dello stato flogistico e delle dimensioni della/e cisti. Generalmente eseguito in anestesia locale ed ambulatorialmente. Bendaggio compressivo nel post-operatorio. - esplorazione scrotale (sub-torsione, valutazione azoospermia, ecc..) si esegue soprattutto per capire il motivo di una azoospermia, che si suppone ostruttiva. In genere si abbina alla biopsia scrotale ed a deferentovescicolografia. Viene eseguita in anestesia locale se per scopi diagnostici, in generale se si suppone una contemporanea disostruzione mediante by-pass (vaso-vasostomia, epididimo-vasostomia, ecc..) - biopsia scrotale, agoaspirazione scrotale vi sono sostenitori dell'una e dell'altra tecnica. Entrambe vengono effettuate in anestesia locale. Con la biopsia si asporta una quantità maggiore e più anatomicamente definita di parenchima gonadico, in zone superficiali. L'agoaspirato è molto più semplice da eseguire, ma viene danneggiata una quota maggiore di parenchima, con possibilità di complicanze (ematomi, ecc..) - vasectomia mono o bilaterale (orchite recidivante, contraccezione) pratica comunemente eseguita nei paesi anglosassoni per la contraccezione maschile, consiste nell'interruzione chirurgica dei dotti deferenti (che veicolano gli spermatozoi verso l'esterno) in sede scrotale. Si esegue ambulatorialmente in anestesia locale, previa sottoscrizione di adeguato consenso informato. In seguito è possibile ripristinare la continuità dei dotti (vasectomy reversal), ma le possibilità di successo non sono garantite; in ogni caso è una pratica da riservare a soggetti esremamente motivati nel desiderio di non avere (o non avere più) figli. Si sottolinea che non viene praticamente variata la quantità di liquido seminale (che deriva in massima parte dalle vescicole seminali e prostata), l'appetito sessuale e l'orgasmo. - deferentovescicolografia (studio vie seminali) esame che permette lo studio radiografico del decorso delle vie seminali, eseguito in casi di sospetta ostruzione/stenosi. Si esegue in anestesia locale, ed è in genere abbinato ad esplorazione scrotale ed a eventuale disostruzione. - postectomia (circoncisione con plastica a Z) l'intervento di circoncisione viene eseguito nei casi di stenosi del prepuzio (di origine post-infiammatoria, traumatica, ecc..), e può essere completato da una plastica cutanea a Z nelle situazioni di stenosi particolarmente serrata. L'anestesia è locale (base del pene) + pomata anestetica (EMLA). - frenuloplastica (frenulo "corto", eiaculazione precoce) si esegue nei casi di "frenulo corto" congenito o acquisito, isolato o associato ad eiaculazione precoce. Intervento estremamente semplice, in anestesia locale + pomata anestetica (EMLA). Ottimi risultati si ottengono anche con l'uso del laser. - dermo-cosmetologia andrologica riguarda il campo delle alterazioni cutanee e mucose del pene e dello scroto, quali condilomi, papillomi, lesioni da funghi ed altri. Viene usato il laser o il diatermocoagulatore, previo adeguato studio della lesione. Interventi in anestesia generale (1-2 gg. di degenza): - disostruzione delle vie seminali prossimali si fa riferimento a cause ostruttive del primo tratto delle vie seminali; tale ostruzione può essere localizzata a livello dell'epididimo cefalico, mediano o caudale e prima parte del dotto deferente. Le cause più frequenti riguardano fatti flogistici, traumatici o congeniti. A seconda del livello dell'ostruzione, si eseguirà adeguato by-pass microchirurgico (vaso-vasostomia, epididimo-vasostomia, tubulo-vasostomia). Tali interventi hanno una certa durata (2-3 h. circa) e richiedono pazienza ed esperienza (si lavora con fili di sutura praticamente non visibili ad occhio nudo!). Per tale motivo l'anestesia è spinale o, più spesso, generale. E' auspicabile una notte di degenza. Il rischio di una possibile successiva stenosi/ostruzione post-cicatriziale dell'anastomosi è possibile. - disostruzione delle vie seminali distali tali ostruzioni possono verificarsi a livello dell'ultima parte del dotto deferente,delle vescicole seminali (ampolla deferenziale), lungo il decorso dei dotti eiaculatori sino al loro sbocco nel collicolo seminale prostatico. A questi livelli le disostruzioni vengono eseguite per via trans-uretrale, mediante una piccola sonda che viene introdotta nel meato urinario esterno e poi spinta in avanti oltre la vescica (mediante una telecamera posta alla sommità della sonda), sino all'uretra prostatica ed alla sede dell'ostruzione. Quindi si esegue la disostruzione mediante diatermocoagulatore o laser , attraverso l'estremità distale della sonda. Tale procedimento viene eseguito in anestesia spinale o generale e presuppone almeno una notte di degenza. Anche in questi casi, le cause sono di natura infiammatoria (stenosi post-cicatriziali), traumatica, o da ostruzione meccanica da formazione cistica di origine congenita, posta a livello dell'otricolo prostatico (cisti otricolare, ben evidenziabile mediante ecografia transrettale prostatica). - correzione di recurvatuum congenito o acquisito (Induratio penis plastica) nel caso di recurvatuum congenito, molto spesso è possibile identificare un ispessimento ecografico a livello ventrale. In questi casi l'intervento consiste nello sbrigliamento del corpo spongioso dell'uretra dalla tunica albuginea, con notevole recupero della rettilineità dell'asta. Nei casi in cui questo non sia sufficiente, viene eseguita una plicatura/asportazione di un lembo di albuginea controlaterale (intervento di Nesbit). In presenza di estese placche di IPP (induratio penis plastica), l'asportazione della placca viene seguita dall'innesto di materiale autologo, in genere parte di vena safena devalvolarizzata. Nei casi di lesioni (placche) di modeste dimensioni o di malattia plurifocale, si preferisce limitarci ad un intervento di plicatura/asportazione di albuginea controlaterale (intervento di Nesbit). L'anestesia è generale, la degenza è di due giorni ed il risultato (rettilineità dell'asta) è garantito. Nei casi di forme estese di malattia, si può verificare un modesto accorciamento dell'organo. - legatura vena dorsale del pene (principale ed emissarie per deficit di mantenimento dell'erezione) si effettua nei casi di deficit di mantenimento dell'erezione intrattabile farmacologicamente, o in pz. che richiedono una possibile alternativa alle iniezioni intracavernose. Si esegue in anestesia generale e la degenza è di circa due giorni. In questo intervento viene legata la vena dorsale del pene e le vene circonflesse tributarie; nei casi opportuni possono essere legate anche le vene crurali. I risultati sono controversi, a riprova della necessità di ulteriori studi sull'argomento: infatti, se inizialmente (entro il primo anno dall'intervento) praticamente tutti i pz. traggono significativi benefici, successivamente in circa la metà dei casi si ritorna ad una situazione simile a quella di partenza. Nell'altra metà dei casi il risultato è duraturo, spontamenamente o tramite terapia farmacologica di supporto. Ulteriori studi necessitano per un'adeguata selezione dei pazienti candidabili, tuttavia può rappresentare un corretto approccio in soggetti non o scarsamente trattabili con altre metodiche. - falloplastica di allungamento quali che siano le reali necessità del paziente, questo intervento permette di ottenere un allungamento del pene di qualche cm. L'entità di questo allungamento dipende dalla costituzione anatomica del soggetto, infatti è più facile ottenere un miglior risultato in soggetti grassottelli o comunque non magri. Questo perché la parte più importante dell'intervento è costituita dalla "liposcultura ultrasonica sovrapubica", mediante la quale viene asportata una variabile quantità di grasso dal basso addome, determinando un approfondamento del punto di insersione del pene (radice), che si traduce di fatto in un "allungamento". In realtà, la lunghezza dell'organo rimane invariata, mentre aumenta la lunghezza della parte visibile (in quanto i corpi cavernosi si estendono in profondità sino alle crura, dove prendono insersione). Associando a questa metodica la plastica a Z della parete cutanea (per sostenere l'allungamento), si possono ottenere incrementi che vanno dai 3 ai 6-7 cm. Un ulteriore incremento può essere consentito dalla sezione del legamento sospensore del pene, che però determina, in erezione, un'innaturale angolatura del pene (circa da 90° a 120° rispetto alla parete addominale). In ogni caso, l'anestesia è generale ed è prevista una notte di degenza. - posizionamento di protesi peniena mono-bi o tricomponente idraulica le protesi rappresentano attualmente il rimedio estremo nei casi di impotenza non trattabili o non più trattabili con altre forme di terapia. Il loro impiego è definitivo, infatti possono essere soltanto sostituite con altri modelli ma non rimosse definitivamente. Per questo motivo la selezione dei pazienti candidabili deve essere molto scrupolosa. Le protesi attuali presentano, contrariamente al passato, un alto grado di affidabilità e vengono quasi sempre garantite a vita. Ne esistono di vari tipi, che fondamentalmente possono raggruppare in modelli a funzionamento meccanico o idraulico. Le protesi idrauliche sono di gran lunga più usate, e si suddividono ulteriormente in protesi mono, bi o tricomponenti. Le monocomponenti sono costituite da due cilindri di silicone, malleabili, e presentano all'estremità una zona riempita di soluzione fisiologica. La parte distale normalmente è sgonfia, ed al momento del bisogno, attraverso opportune manovre, la soluzione fisiologica dall'estremità prossimale viene fatta defluire all'interno dei cilindri sino all'apice, determinando così la tumescenza. Alla fine del rapporto, si provvede a far defluire l'acqua all'estremità prossimale (situata all'interno del pube), provocando così la detumescenza. Le protesi bicomponenti sono costituite dagli stessi cilindri di silicone e da un serbatoio contenente la soluzione fisiologica, che viene inserito chirurgicamente nello spazio latero-vescicale od in una tasca infrapubica. Anche in questo caso, attraverso opportune manovre, il liquido viene fatto defluire dal serbatoio ai cilindri, determinando l'aumento di dimensioni e la rigidità. Con un meccanismo inverso viene favorita la detumescenza. Le protesi tricomponenti sono formate, oltre che da cilindri e serbatoio, anche da una piccola pompetta che viene situata all'interno della borsa scrotale. Agendo su questa pompa, che è collegata al serbatoio mediante raccordi, si provoca lo svutamento di quest'ultimo ed il riempimento dei cilindri si silicone. Questi si espandono in lunghezza e, in alcuni modelli ancor più sofisticati, anche in larghezza. In genere i pazienti, dopo un primo periodo di apprendimento, cominciano ad acquisire manualità, e la percentuale di soddisfazione a distanza è globalmente alta. Quale che sia il tipo di protesi, l'orgasmo e l'eiaculazione non vengono in alcun modo influenzati. Le complicanze più temibili sono l'infezione ed il malfunzionamento delle protesi, che implicano la loro sostituzione. Con una buona dose di manualità, la protesi può essere attivata in pochi secondi. L'accesso chirurgico varia con il tipo di protesi, e può essere sottocoronale per alcune monocomponenti o peno-scrotale, che risulta essere quello più usato dalla maggior parte dei chirurghi uro-andrologi. E' necessaria l'anestesia generale o spinale, ed almeno due giorni di ricovero. - protesi scrotale le protesi scrotali trovano il loro impiego nei casi di orchiectomia o di testicolo atrofico o non disceso (e successivamente asportato) o non presente alla nascita. Sono costituite da un involucro ovoidale in silicone preriempito, e ne esistono di diverse misure per meglio adattarsi al controlaterale. L'accesso chirurgico preferito è sub-inguinale, l'intervento è semplice ed il risultato estetico e "tattile" assolutamente soddisfacente. - ernia inguinale ed inguino-scrotale quando il sacco erniario è confinato all'interno del canale inguinale corrispondente si parla di ernia inguinale; quando quest’ultima si estende sino all'interno dello scroto si parla di ernia inguino-scrotale. Quale che sia il tipo di ernia, è neccessario ricorrere alla chirurgia oltre che per i fastidi in se', per la possibilità di fenomeni di "strozzamento" e di compressione sulle strutture funicolari e/o scrotali (compressione e dislocamento del testicolo). Benchè questo intervento venga proposto talvolta in anestesia locale, riteniamo che l'anestesia generale sia da preferirsi, se non altro per evitare possibili dolori al paziente durante le manovre intraoperatorie. - orchiectomia (con o senza linfoadenectomia) consiste nell'asportazione chirurgica del testicolo. I motivi possono essere diversi: testicolo atrofico, testicolo non disceso, neoplasie, rottura traumatica, ecc.L'accesso chirurgico è a livello inguinale, e, nei casi di neoplasia, a seconda della stadiazione clinica viene eseguita la linfoadenectomia lombo-aortica (per via chirurgica o laparoscopica). Ricordiamo che in testicoli ex criptorchidi (fatti discendere solo successivamente mediante chirurgia) è aumentato il rischio di neoplasia, sia nel testicolo interessato che nel controlaterale per cui è necessario sottoporre tali soggetti a controlli ravvicinati (in particolar modo ecografia annuale o semestrale). - orchidopessi (criptorchidismo) la terapia del criptorchidismo si prefigge di riportare il testicolo o i testicoli nello scroto, dal momento che la ritenzione testicolare predispone alla degenerazione neoplastica della gonade ed all'arresto della spermatogenesi. Nel testicolo criptorchide la spermatogenesi appare compromessa già dal secondo-terzo anno di vita; da ciò deriva che la terapia, ormonale o chirurgica che sia, dovrebbe essere intrapresa prima del terzo anno, al fine di proteggere la futura fertilità del soggetto che ne è affetto. In questi ultimi anni è stato dimostrato che anche per i testicoli criptorchidi unilaterali esistono buone possibilità di successo con la sola terapia medica. Nella descrizione della terapia chirurgica divideremo le ritenzioni in basse o alte e, ancora, in ritenzioni del canale inguinali ed intraddominali. Esistono diversi interventi chirurgici per il criptorchidismo basso, che differiscono fra loro spesso solo per i dettagli e per la tecnica di fissaggio del testicolo nello scroto. L'atteggiamento del chirurgo di fronte ad un criptorchidismo alto è in relazione all'età del paziente. L'orchiectomia si impone solo nei pazienti adulti, dato l'elevato rischio di cancerizzazione, quando ci si trovi di fronte ad un criptorchidismo monolaterale. In tutti gli altri casi il testicolo dovrà essere riportato nello scroto. Alcune volte la sufficiente lunghezza del dotto deferente dei vasi consente di riportare il testicolo nell'emiscoto senza successiva trazione sul peduncolo. Altre volte i vasi spermatici non hanno una lunghezza sufficiente da consentire un tale intervento. A questo punto l'operatore può optare per un intervento in due tempi, lasciando il testicolo in una posizione intermedia tra la sua originale localizzazione e lo scroto, operando nuovamente in un secondo tempo; in alternativa si ppuò utilizzare la tecnica di Fowler e Stephens, che consiste nella sezione dei vasi spermatici interni e nel posizionamento del testicolo nell'emiscroto affidando il suo apporto arterioso alle altre arterie minori; infine si può decidere per un autotrapianto del testicolo, possedendo i mezzi tecnici necessari ed una sufficiente esperienza microchirurgica. Tutte le suddette alternative sono suscettibili di critiche. In definitiva oggi si ritiene da più parti la validità dell'autotrapianto e pertanto il chirurgo che si accinge ad operare un testicolo ritenuto non palpabile dovrebbe essere preparato per operare con tecnica microchirurgica. - ginecomastia La ginecomastia viene definita come l'ingrossamento patologico della ghiandola mammaria nell'uomo. Le cause possono essere molteplici, ed è frequentemente riscontrabile in soggetti in età pre-pubere e può insorgere in soggetti in sovrappeso. Di norma tende a risolversi spontaneamente, ma nei casi di persistenza è utile eseguire uno screening dell'assetto ormonale prima di una eventuale terapia chirurgica. Attualmente vengono usate tecniche chirurgiche mini invasive, con il minimo danno estetico possibile per il paziente. Di norma l'intervento è condotto in anestesia generale, con una degenza molto limitata (1-2 giorni). Particolare attenzione viene posta al trattamento della/e ferite chirurgiche. [...]

LA CABALA

Cabala, o più esattamente Kabala è una parola ebraica e significa "tradizione" o anche "interpretazione delle cose divine. Questa spiegazione, tramandata oralmente nei secoli, diede luogo ad una particolare forma di meditazione, ovvero di interpretazione delle Sacre Scritture nel loro significato più occulto, da parte dei mistici ebrei, la Kabala appunto. La lingua ebraica, per costoro, era la lingua con la quale Dio stesso aveva parlato a Mosè ed al suo popolo; pertanto, l'alfabeto ebraico, con le sue ventidue lettere, conteneva le parole di Dio. , Ma mentre per i greci e Artemidoro queste trasposizioni di lettere e numeri avevano uno scopo puramente interpretativo, per i cabalisti ebrei lo studio delle lettere e dei numeri ebbe un fondo profondamente mistico e religioso. Ed a questo significato delle lettere e del loro valore numerologico si dedicarono gli studi e le meditazioni, nei secoli successivi, di grandi pensatori cristiani, di cui uno dei più celebri, Poco della Mirandola, affermava che tutta la realtà conoscibile poteva essere raggiunta attraverso i numeri, perché con essi, che corrispondevano alle lettere dell'alfabeto ebraico, si potevano esprimere il nome (o i vari nomi) di Dio e tutto il mondo che Dio, con la sua parola, aveva creato. E così siamo arrivati alla popolare "Cabala del Lotto". Cabala ovvero la scienza antica che, all'interpretazione dei sogni e dei loro simboli, degli avvenimenti e delle vicende della vita affianca un numero o più numeri, quei numeri che tanto interessano e, perché no, fanno palpitare gli appassionati del gioco dei Lotto! Concetti diversi come "sogno", "avvenire" e "numero" possono essere accomunati nell' 'unico concetto di "fortuna"! E ai giorni nostri, non solo gli esperti di cabala, ma anche altri, (come quegli straordinari personaggi dei quartieri popolari di Napoli) sanno trarre da un evento clamoroso, da una sciagura, o più modestamente dall'aver sognato "... la buon'anima che diceva..." i numeri per un ambo o un terno, spesso vincenti! IL LOTTO Il Lotto ha origini antichissime. La parola stessa può derivare dal latino "Ludus" (gioco) o dal germanico "Los" (sorte). Pare che il gioco dei Lotto, così come è adesso concepito, abbia avuto le sue origini a Genova. In questa città, infatti, già all'inizio del XVI secolo, si facevano delle scommesse sulle elezioni dei Senato della Repubblica, cioè sui nomi che sarebbero stati estratti dalle cosiddette "borse" o urne. Venne istituito così il "Gioco del Seminario", che aveva le stesse caratteristiche del gioco già in voga ma che prendeva il nome dalle l'urne del Seminario,' ovvero quelle che racchiudevano i nomi dei candidati. Sono interessanti da vedere negli archivi dei vari Stati le numerose leggi che istituivano il gioco e ne volevano limitare la diffusione. Nel Ducato di Milano fu emessa una "grida" nel 1644 che commissionava pene molto pesanti a coloro che si dedicavano al gioco genovese e questo prima che anche in questo Stato il gioco venisse regolamentato e preso in mano dall'autorità ducale, con notevole vantaggio per le sue casse. istanza fatta al Papa nel 1593 in cui si chiedeva che venisse tolta ad un ebreo che ne fruiva la concessione a gestire il gioco...Nel 1732 il Granduca fece pubblicare infatti un "bando" che minacciava una forte pena pecuniaria e lai galera, a "beneplacito" di sua Altezza serenissima, per gli scommettitori del gioco "genovese" e sicuramente questo bando non ebbe un grande effetto se ne fu emesso un altro, in cui si minacciavano, oltre alla multa ed alla galera, la tortura e "replicati tratti di fune", ovvero fustigazione pubblica! Ma questo terribile bando fu solo la premessa all'introduzione ufficiale, nel 1739, del gioco del Lotto, gestito dal governo di sua Altezza serenissima il Granduca. Solo per citare alcuni Stati italiani, potremo i ricordare che, come si può trovare documentato nei loro archivi, il gioco del Lotto fu legalizzato: a Genova nel 1646, a Venezia nel 1750, a Milano nel 1702, a Firenze nel 1739, a Roma nel 17351. All'estero fu adottato quasi ovunque, inizialmente con il metodo genovese, ma poi alcuni Stati, come l'Inghilterra la Francia, il Belgio e gli Stati germanici, lo abolirono giudicando cosa immorale. Prima della proclamazione del Regno d'Italia, avvenuta nel 1861, nello Stato italiano che ne sarebbe stato la culla e da dove sarebbe partita la spinta all'unificazione della penisola, cioè il Piemonte, il gioco del Lotto era stato all'inizio fortemente avversato, perché molti, lusingati a tentare la sorte, andavano oltre confine, con notevole esodo di capitali. Abbiamo nel maggio 1655 "lettere patenti" del Duca regnante Carlo Emanuele II che vietano l'abuso "dei più perniciosi giochi" minacciando pene severissime ai trasgressori (confisca delle somme sborsate a titolo di scommessa, confisca dei beni e cinque anni di galera!). Successivamente nel Piemonte si ebbero periodi alternati di concessione e di proibizione dei gioco del Lotto, questo sempre perché tale gioco portava denaro alle casse dello Stato. Nel 1674 il Duca si era visto costretto a accordare una speciale autorizzazione a un privato per l'appalto del gioco con il vincolo di versare allo Stato una parte delle entrate, e questo per dieci anni. Proclamato il Regno d'Italia, nel 1861, la prima Legge italiana sul gioco del Lotto, che ne regolava l'andamento e unificava l'amministrazione in tutto il Regno, si ebbe il 27 settembre 1863; la Legge aveva il n. 1483 e riordinava le regole del gioco in modo preciso e definitivo. Le Direzioni compartimentali dei Lotto erano otto: Bari, Firenze, Milano, Napoli, Palermo, Roma, Torino e Venezia. Le estrazioni dei numeri erano pubbliche alla presenza di funzionari statali e erano effettuate da ragazzini, a turno, indicati dai vari Istituti di beneficenza: il ragazzo bendato contemporaneamente simboleggiava l'innocenza e la fortuna. Dagli incartamenti che si possono consultare negli archivi, può essere fatta una valutazione delle entrate, veramente notevoli, che l'erario ha ottenuto, fin dai primi momenti, dal gioco del Lotto, e anche dei contributo che le varie regioni e città danno singolarmente a queste entrate. [...]

Apple watch vi sembra banale Arriva Il braccialetto di PornHub

La tecnologia indossabile sta facendo passi da gigante verso l'inevitabile amorevole unione uomo-macchina, ma alcuni passi sono più lunghi degli altri. E nelle direzioni più insperate. Da oggi si aprono le porte a megatoni di energia più pulita che manimai: Pornhub ha creato Wankband, un braccialetto per produrre elettricità quando ci si masturba. L’unica industria che non conosce crisi si pone mille passi avanti a tutti e unisce l’utile al dilettevole. La superba landing page del progetto, ospitata sul sito di Pornhub, è eloquente: “La forza è nelle tua mani. Ogni giorno sono consumate online milioni di ore a guardare contenuti per adulti, ma questo fenomeno fa sprecare energia preziosa e danneggia l’ambiente. Noi di Pornhub abbiamo deciso di fare qualcosa a riguardo. Vi presentiamo Wankband: il primo dispositivo wearable che ti permette di amare il pianeta mentre ami te stesso.”Chi ha assistito alla migliore scena partorita nella Silicon Valley, sa che dalla pratica auto-erotica possono nascere idee grandiose.Il tutto è ancora work in progress, ma le intenzioni sono chiare. Wankband è un braccialetto munito di un peso interno montato su un asticella; ogni volta che sarete impegnati nelle vostre attività onanistiche gli slanciati movimenti di avambraccio faranno muovere il peso all’interno di Wankband. Più si muove, più produce energia.Dopo aver raggiunto il vostro personale climax sensoriale, rassettatevi e collegate il braccialetto al vostro device tecnologico preferito. Risultato? Una sudata, meritata e soddisfatta sessione di ricarica per il vostro smartphone, tablet, o vestitino per inviare status su facebook. La cattiva, o forse buona notizia, è che un singolo viaggio nel mondo dell’amore in solitaria difficilmente basterà a ricaricare qualcosa.Pornhub per il momento non ha svelato nient’altro se non uno splendido sito web e un video di presentazione che parla da solo, ma potete candidarvi per diventare beta-tester di Wankband non appena i prototipi saranno pronti.Nel frattempo l’hashtag #wankband sta generando su Twitter pindarici voli eco-sostenibile a base di fluidi corporei e rispetto per la natura.  [...]

5 Domande imbarazzanti sul sesso

Dall’eiaculazione precoce di lui alla secchezza vaginale in menopausa di lei, dall’orgasmo che non c’è a quello che si finge.  Lui si crede Casanova, ma “dura” poco. Il tuo compagno è da sempre un “velocista” o ha sviluppato questa tendenza di recente? «Se il “problema” è antico, significa che costituzionalmente è un amante “short action”. Se invece è insorto da poco, occorre indagare sul fronte prostata che, se ingrossata e infiammata (le prostatiti croniche sono spesso silenti), accelera il riflesso eiaculatorio», spiega la professoressa Alessandra Graziottin, direttore del Centro di Ginecologia e Sessuologia Medica dell’Ospedale San Raffaele Resnati di Milano. «Inoltre, devi sapere che clinicamente viene definita eiaculazione precoce solo quella che si verifica entro 2 minuti dall’inizio della penetrazione, preliminari e giochi erotici esclusi. Se lui dura 5-6 minuti non è “precox”». Il consiglio Però, se la cosa non ti soddisfa e desideri prolungare i tempi dell’amore, sappi che l’urologo o l’andrologo potrà proporre al tuo “lui” due soluzioni farmacologiche. La prima consiste nell’assumere tutti i giorni basse dosi di paroxetina, un antidepressivo serotoninergico che, inibendo il riassorbimento della serotonina (il neurotrasmettitore cerebrale che modula il riflesso eiaculatorio), consente di moltiplicare la durata del rapporto di 5-6 volte. Da 2 minuti, il tuo fidanzato può sperare di arrivare a 12. Se però, come molti uomini, non ama l’idea di assumere giornalmente una medicina, può farsi prescrivere la dapoxetina, farmaco specifico per l’eiaculazione precoce, da prendere all’occorrenza, un’ora prima del rapporto, e che consente di triplicare la “prestazione”».  Cronometro a parte, quello che conta è il tuo grado di soddisfazione personale. Se per te la penetrazione dura troppo poco, convinci il tuo “lui” a rivolgersi a uno specialista. Mi eccito ma non mi “bagno”. «Non c’è da preoccuparsi: una riduzione della lubrificazione vaginale è normale verso i 50 anni, quando si è entrate o si sta per entrare in menopausa», risponde Graziottin. «Però è bene non accettare la secchezza vaginale come una condizione definitiva.Per combatterla ti consiglio di fare dei dosaggi ormonali (FSH, LH, 17-betaestradiolo) per capire se sei in menopausa conclamata o in climaterio, la fase che la precede. Inoltre, chiedi al tuo ginecologo di misurare il pH vaginale: è un esame semplice, rapido e indolore che dicemolto sul tuo ecosistema vaginale e sulle cause della secchezza». Il consiglioPer fortuna, a tutto c’è rimedio. Basta assumere degli estrogeni per via vaginale, pronti a “nutrire” e reidratare le mucose interne. «Ci sono diverse soluzioni», puntualizza la Graziottin. «In una fase iniziale, può bastare un gel a base di estriolo da applicare due volte alla settimana. In caso di forte secchezza accompagnata da bruciori, cistiti e dolori ai rapporti, sono preferibili le compresse di estradiolo (sempre 2 volte alla settimana). Mentre chi ha avuto un tumore al seno potrà fidarsi del promestrene, un estrogeno in crema od ovuli che agiscelocalmente e ha un assorbimento sistemico basso (ideale anche per chi soffre di candida vaginale)». Infine, per coloro che non vogliono usare ormoni, il laser può rigenerare i tessuti intimi, risolvendo il problema. In ogni caso non vergognarti di parlare al tuo ginecologo. E cerca di mantenere alto il desiderio: l’eccitazione vale metà dell’opera. Rapporti orali: rischio la candida? Sì, se hai rapporti con un partner affetto da questo fungo. È una delle infezioni più diffuse (il 46 per cento vengono contratte con rapporti oro-genitali). «La candida provoca il “mughetto”, piccole e brucianti placchette bianche all’interno del cavo orale, che regrediscono solo con antimicotici per bocca (come il Fluconazolo)», spiega Alessandra Graziottin. Se, invece, sul pene ci sono delle vescicole, queste potranno comparire,nel giro di poco tempo, anche sulle tue labbra. A volte sono accompagnate da ulcerette nella mucosa internadella bocca che provocano un forte bruciore. «Si tratta dell’HSV2 (Herpes Simplex Virus di tipo 2).   Altre infezioni frequenti sono quelle da HPV (Human Papilloma Virus). «L’HPV si manifesta con delleverruche ruvide sulla lingua e sulla mucosa interna delle guance (nei rapporti orali profondi possono comparire persino sulle tonsille, la laringe e le corde vocali). Non fanno male ma vanno rimosse per tempo conil laser, perché possono degenerare in tumore, specie nelle fumatrici.  Infine, va ricordato che anche l’epatite B e C o la sifilide, possono essere trasmesse tramite i rapporti orali non protetti», spiega la dottoressa Graziottin. Il consiglioProteggiti sempre con un preservativo, se hai dei flirt occasionali. Se puoi scommettere a occhi chiusi sulla fedeltà del tuo “lui”, controlla comunque il pene prima di un rapporto. Molte donne fanno l’amore al buio: non sanno cosa si perdono ma, soprattutto, non sanno cosa si prendono! Niente orgasmo: forse sono stufo di lei? «La risposta sessuale, anche nell’uomo, non è solo una questione fisica, ma anche (e soprattutto) di testa. È quindi probabile che le tue débâcle siano legate a un problema di relazione: se la vita di coppia ti “va stretta” e i rapporti con la tua partner sono tesi, la sessualitàovviamente scricchiola», spiega Roberta Rossi, sessuologa dell’Istituto di Sessuologia Clinica di Roma. Attenzione anche allo stress: se sul lavoro macini tensioni, e magari ti consoli con qualche drink di troppo, i flopsotto le lenzuola possono esserne le insospettabili conseguenze. «Orgasmo a rischio anche se fai uso di alfa bloccanti (farmaci prescritti per l’adenoma della prostata) o antidepressivi. Non sottovalutare, infine, chela tua mancata risposta sessuale può essere legata a un problema organico: una riduzione della produzione di testosterone, la tiroide che lavora poco, infiammazioni della prostata o delle vescicole seminali», concludela sessuologa. Il consiglioSe hai il sospetto che la causa del tuo mancato orgasmo sia una disfunzione organica, chiedi consiglio a uno specialista. In commercio esistono molte cure farmacologiche: terapia ormonale sostitutiva se sei a corto di testosterone o se la tua tiroide lavora a scartamento ridotto; antibiotici o antinfiammatori nel caso in cui tu soffra di disturbi prostatici. Prendi già dei farmaci? Chiedi al tuo medico se possono interferire con la tua vita sessuale e, in questo caso, come sostituirli. Se invece alla base di tutto ci sono dei problemi di relazione, è meglio che tu ti rivolga a unterapeuta di coppia: pochi incontri, da soli o insieme, a volte bastano per trovare la soluzione. Come faccio a capire se lei finge l’orgasmo? Secondo un’indagine americana su 3000 donne il 50% finge. Per sapere se succede dovresti, appena raggiunge l’orgasmo, appoggiarle una mano sul cuore; dovrebbe palpitare come dopo una corsa. «Per lei il piacere non è solo genitale», spiega Rossi, «ma il risultato di un mix di intimità e tenerezza. Può sentirsi appagata semplicemente per il fatto di avere avuto un rapporto, indipendentemente da come si è concluso. Le dà la sensazione di essere amata e di amare». Il consiglioNon concentrarti sui suoi segnali di eccitazione. Rischi di trasformare il rapporto in un generatore di ansia. Abbandonati invece all’intimità, gioca sui preliminari e crea quell’intesa che fa bene all’amore. Proponile momenti “alternativi” di intimità a due, come fare la doccia o l’idromassaggio insieme. [...]

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