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RISULTATI DELLA RICERCA

La ricerca per la parola disfunzioni sessuali ha restituito i seguenti risultati:

EIACULAZIONE PRECOCE: CI VUOLE DIALOGO!

Sesso: più il dialogo che farmaco Il mercato dei farmaci per le disfunzioni sessuali ha una casella ancora da riempire: quella del rimedio per l’eiaculazione precoce. Al momento non esiste, infatti, trattamento farmacologico specificamente mirato al problema. A colmare questa lacuna sta pensando una grossa compagnia farmaceutica statunitense che, tramite le agenzie di stampa statunitensi, ha annunciato con clamore l’imminente arrivo, si parla del 2007, di questa pillola miracolosa. Mentre è tutta da definire la reale efficacia farmacologica si può dare per scontato l’eventuale successo sul mercato, dove si parla di una nicchia attorno ai 2,5 miliardi di dollari l’anno. Il problema, del resto, riguarda secondo dati recenti il 26% dei maschi, in pratica uno su quattro. Ma di che cosa si tratta esattamente? Precoce cioè? Si tratta di un disturbo sessuale del maschio che consiste nel raggiungere l’orgasmo costantemente in una fase molto precoce del rapporto sessuale. Ma quando è molto precoce? Difficile dirlo e forse proprio questo rende il disturbo di difficile inquadramento. Non si può tener conto dell’aspetto temporale, né del numero di spinte coitali, né del piacere raggiunto dal partner. Rimane come unico parametro la capacità del soggetto di controllare il riflesso eiaculatorio una volta raggiunto l’apice dell’eccitazione. Oltretutto la causa ben difficilmente è organica, legata, per esempio, a infiammazioni delle vie urogenitali, a malattie neurologiche o all’uso di farmaci, casi nei quali la soluzione è a portata di mano rimuovendo la causa per così dire esterna. Altrimenti? Tutto comincia nella psiche Le cause sono in gran parte psicologiche, si tratterebbe cioè di un tentativo di difendersi dall’ansia generata dalla sessualità. Un’ansia nella quale interagiscono molti fattori. È questa la ragione per cui i farmaci di uso più comune sono gli antidepressivi, gli inibitori della ricaptazione della serotonina (SSRI) in particolare, in virtù di un loro effetto collaterale, l’eiaculazione ritardata. Ma si tratta di farmaci con evidenti svantaggi. Intanto l’assunzione cronica ha tra gli effetti collaterali il rischio di perdita di libido. Il nuovo farmaco, ribattezzato LI 301, andrebbe a colmare queste lacune grazie a un effetto anestetico che riduce l’intensità delle sensazioni, senza per questo condizionare né la funzione sessuale né l’orgasmo. Come questo possa accadere non è stato ancora chiarito, ecco perché le prime reazioni degli esperti sono di cautela. La sua efficacia dipende - sostiene Michael O’Leary, urologo di Harvard - da quanto specifico è il farmaco sui recettori cerebrali. Si tratta perciò di aspettare, avvalendosi delle soluzioni per ora disponibili e tenendo presenti i rischi insiti in una eccessiva medicalizzazione di questi problemi. Anche perché “il segreto di una buona relazione sessuale – come sostiene Jim Pollard, direttore di Male Health – è innanzitutto nella comunicazione tra i due partner”. Fonte Marco Malagutti - Pill for premature ejaculation in development. WebMd Health, 24 febbraio 2004 [...]

UN MORSO DI RAGNO PER 4 ORE DI EREZIONE

Secondo un recente studio il veleno di un ragno tropicale potrebbe aiutare nel trattamento di alcuni disturbi sessuali maschili. (Focus.it, 22 marzo 2011).I ragni, soprattutto quello grossi, pelosi e velenosi, non sono certo i migliori amici dell'uomo, ma presto potrebbero diventarlo. Un recente studio condotto da Kenia Nunes, fisiologa presso il Medical College della Georgia e pubblicato sul Journal of Sexual Medicine, ha evidenziato come il veleno del ragno vagante brasiliano (Phoneutria nigriventer) possa essere impiegato con successo nel trattamento della disfuzione erettile maschile.Un morso... lì? L'aracnide in questione, detto anche ragno delle banane, è un bestione che da zampa a zampa può arrivare ai 15 centimetri di lunghezza. Vive nelle piantagioni di banane del Brasile e il suo morso, se non curato con uno specifico antidoto, può portare alla paralisi muscolare e alla morte per asfissia. Chi è sopravvissuto a questa poco piacevole esperienza, ha manifestato, tra gli altri sintomi, delle dolorose erezioni durate anche 4 o 5 ore consecutive: è il priapismo, un malfunzionamento dell'apparato genitale maschile le cui conseguenze possono essere anche gravi.La Nunes, ha scoperto che questo effetto è causato da un peptide chiamato PnTx2-6 presente nel veleno del ragno. Opportunamente utilizzata, questa molecola si è dimostrata in grado di ridonare la virilità perduta a un gruppo di topi affetti da disfunzione erettile.Secondo lo studio, il peptide provocherebbe l'erezione utilizzando meccanismi diversi rispetto ai farmaci convenzionali (per esempio il Viagra) e questo potrebbe renderlo efficace anche sui pazienti che non rispondono alle normali terapie. Prima di poter pensare ad un farmaco a base di veleno di ragno passeranno comunque ancora molti anni. Nel frattempo la Nunes vuole verificare l'utilizzo della tossina nel trattamento delle disfunzioni sessuali femminili. [...]

DONNE SENZA ORGASMO

Con la denominazione "disturbi dell'orgasmo femminile" (viene utilizzato anche il termine "anorgasmia") si intende quella condizione clinica che impedisce al soggetto di arrivare al piacere durante l'atto sessuale, nonostante siano state effettuate adeguate manovre di eccitazione. I disturbi dell'orgasmo femminile rappresentano un terreno di discussione medica estremamente complesso, riguardo al quale sono diffuse non poche incertezze, a causa delle informazioni fuorvianti diffuse da alcuni mezzi mediatici per nulla specialistici.Le cause di questa sfera di disturbi possono essere innanzitutto divise in due branche: quella psicologica e quella biologica.Quando si parla dell'origine delle cause psicologiche dell'anorgasmia femminile, si individuano diversi fattori causanti. Uno tra tutti è l'ansia, che può essere a sua volta collegata ad altri aspetti.QUALI SONO LE CAUSESi tratta di una risposta che si può dare in maniera assolutamente generale, dal momento che ogni singolo caso ha una storia personale. Però, in linea di massima, è possibile individuare alcuni punti comuni. Tra questi si può ricordare la presenza di eventuali abusi sessuali durante l'infanzia o l'adolescenza, oppure un'educazione restrittiva per quanto riguarda la sfera sessuale sia a livello teorico, sia a livello pratico.In assenza di particolari patologie fisiche, l'ansia può portare il soggetto femminile a essere protagonista dell'insorgere di un controllo involontario, che raggiunge livelli estremi. Livelli tale da non permettere alla donna di abbandonarsi al contesto emozionale creato dalla situazione che è il rapporto sessuale, a causa di una barriera difensiva eretta al fine di non mostrare nulla di quello che fa parte delle sue reazioni.Questa forma esasperata di autocontrollo può trasferirsi, in alcuni casi, anche nei preliminari, che per molte coppie rappresentano un momento di estrema importanza dell'atto sessuale. Inficiare la fase dei preliminari può voler significare l'inibizione dell'immaginario erotico, e l'incapacità di abbandonarsi anche a pratiche di autoerotismo o di eccitazione da parte del partner.In questo caso, uno dei metodi più utilizzati per portare la paziente alla guarigione è la terapia cognitivo - comportamentale. L'obiettivo di tale percorso terapeutico (che viene comunque adattato alle esigenze di ogni singola paziente) è, in linee generali, quello di guidare la donna a un rapporto libero con le sue sensazioni. L'iter di cura si divide in diverse fasi: la partenza è dedicata alla guida della paziente nella conoscenza del suo corpo, i passi successivi, invece, sono sostanzialmente mirati al ripristino di un tono muscolare vaginale che possa far sì che venga sopportata la penetrazione. L'anorgasmia legata a stati psicologici o psichici porta infatti spesso a una contrazione estrema dei muscoli vaginali, situazione che può essere causa di un forte dolore nel momento della penetrazione.Per quanto riguarda invece la patogenesi delle cause fisiche e biologiche, possono essere individuati diversi punti in comune tra i soggetti che lamentano disturbi dell'orgasmo.Prima di tutto è bene ricordare che un ruolo molto importante è giocato dall'assunzione di sostanze stupefacenti, psicofarmaci, ormoni. In particolare la categoria degli oppioidi risulterebbe particolarmente dannosa: gli studi clinici effettuati sulle donne che li hanno assunti per lungo tempo hanno portato in luce una grande frequenza nell'insorgenza sia di disturbi dell'orgasmo, sia di pesanti irregolarità nel ciclo mestruale.Un'altra delle cause biologiche dell'anorgasmia femminile è individuata nell'insufficiente irrorazione ematica della zona genitale. Questa condizione, abbastanza simile alla disfunzione erettile maschile per quanto riguarda le basi fisiche, è stata ufficialmente teorizzata nel 1998 dai sessuologi Irwin Goldstein e Jennifer Barman (fondatrice della prima clinica dedicata alle disfunzioni sessuali femminili), i padri della pillola rosa.Questa condizione di insufficiente irrorazione può essere effettiva causa impediente durante quello che è il momento introduttivo della seconda fase dell'intero processo orgasmico, ossia il plateau. Per far sì che questa fase avvenga, è necessario che il flusso ematico porti a un allungamento del canale vaginale, condizione che rappresenta il passo appena precedente la fase culminante del piacere.Una terza causa dell'anorgasmia può essere ricondotta a una tonicità effettivamente scarsa dei muscoli vaginali, il che può far conseguire effettivi episodi di contrazione durante il processo della penetrazione.Il disturbo dell'orgasmo femminile è un problema molto diffuso. Alcuni studi clinici effettuati in questi anni hanno portato alla luce un numero sempre crescente di donne che lamentano questa disfunzione, accompagnata da una sostanziale incapacità di comunicare la propria condizione al partner (molto spesso a causa dell'imbarazzo provato). Un problema che ha radici in diversi terreni, uno su tutti quello culturale, e che è necessario affrontare con gli strumenti clinici giusti, facendo il primo e importantissimo passo che è la consultazione di uno specialista. [...]

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