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RISULTATI DELLA RICERCA

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PAURA DEL GINECOLOGO

La prima volta dal ginecologo: perchè non bisogna temerla!E' sicuramente tra le visite mediche quella più intima e quindi quella che soprattutto nelle giovanissime crea un impatto emotivo più forte ed a volte più difficile da superare. Cercheremo con questa pagina da aiutare le molte ragazze che vivono tale momento in modo imbarazzante se non addirittura traumatico, di spiegare in cosa consiste, perchè è fondamentale e soprattutto perchè non avere paura. Se vissuta bene, tuttavia, è preziosa per la propria salute, fisica ed emotiva.Innanzitutto bisogna rendersi conto che un rapporto di fiducia con il proprio o la propria ginecologa èspesso alla base di una tranquilla e sana vita, non solo dal punto di vista della salute, ma anche della visione della propria sessualità. Già perchè non bisogna vedere il/la ginecologo/a semplicemente come un medico, ma talvolta è proprio quella figura che dovrà risolvere i nostri piccoli dubbi in materia di comportamenti sessuali. Si capisce bene come scegliere con cura il proprio medico, dunque, sia fondamentale.Di solito, soprattutto per le giovanissime, ci si affida al "ginecologo di famiglia". Se invece si hanno problemi specifici, è bene informarsi accuratamente sullo specialista migliore sul tema che vorremmo approfondire per avere la cura più qualificata.A che età e con che periodicità è bene fare la visita ginecologica?È bene iniziare una valutazione ginecologica ad ogni età, se vi sono problemi (dalla irregolarità delle mestruazioni, all'acne, alle vaginiti, ai disturbi del comportamento alimentare etc). Comunque quando si desidera avere il primo rapporto, per programmare in modo intelligente la contraccezione. E se si hanno 24, 25 anni, e non si sono ancora avuti rapporti sessuali, è comunque saggio fare un controllino annuale. La periodicità dei controlli è annuale o biennale, con pap-test, a meno che non vi siano problemi particolari che richiedono monitoraggi più frequenti.Come arrivare alla visita.Sembrerà eccessivo, ma scrivere su un foglietto le malattie più importanti presenti nella vostra famiglia di origine, e vostre personali, prima della visita avrà due vantaggi: aggiornare facilmente la vostra scheda medica, così nessuna informazione rilevante andrà perduta; e facilitare il lavoro del medico, che avrà una sintesi esaustiva di tutte le informazioni rilevanti, che spesso il/la paziente dimentica nell'emozione della visita. Grazie a queste informazioni verranno ottimizzate anche la sua accuratezza diagnostica e la vostra soddisfazione terapeutica. La valutazione medica inizia con una storia clinica accurata; oggi un buon ginecologo è di fatto l'internista della donna. Per questo, dopo aver chiesto il motivo principale della visita (controllo di routine o patologia specifica) deve porre attenzione a:a) anamnesi familiare: il medico vi chiedrà quali siano le malattie più importanti comparse nella famiglia di origine, tra cui tumori, malattie cardiovascolari (ipertensione, infarti, ictus.); problemi ormonali (disfunzioni della tiroide, irregolarità mestruali, menopausa precoce etc); dismetaboliche, quali il diabete mellito; neurologiche, tra cui la malattia di Alzheimer, il morbo di Parkinson o la sclerosi multipla) e anche autoimmuni (Lupus eritematoso etc).b) anamnesi patologica remota: il medico vi chiederà quali siano le malattie di cui avete sofferto in passato (appendicite, per esempio, o depressione e/o disturbi d'ansia, oppure disturbi del comportamento alimentare, o cistiti ricorrenti o altro), allergie.Vi chiederà anche le cure che sono state prescritte ed effettuate, il loro esito, con guarigione o persistenza dei sintomi. Ricordate quindi di portare tutta la documentazione relativa, meglio se preparata in ordine di tempo!; se siete state ricoverate per malattie o interventi importanti, chiedete copia della cartella clinica alla Direzione sanitaria dell'Ospedale in cui siete state curate e portatela al medico.c) anamnesi fisiologica: tutto quello che riguarda il vostro essere donne dal punto di vista medico:età di comparsa della prima mestruazione;caratteristiche del flusso (ritmo, ossia ogni quanti giorni si ha la mestruazione, contando dal primo giorno di inizio di un flusso al primo della mestruazione successiva;quantità, durata del flusso in giorni;irregolarità mestruali (mestruazioni troppo frequenti: polimenorrea; troppo abbondanti: metrorragia; poco frequenti, in ritardo: oligomenorrea; oppure blocco delle mestruazioni (amenorrea); mestruazioni dolorose (dismenorrea) o no;eventuale sindrome premestruale (PMS) e quindi sintomi quali gonfiore, irritabilità, caduta dell'umore, aumento di peso e/o dell'appetito nella settimana prima delle mestruazioni;data dell'ultima mestruazione: segnatela in agenda!;informazioni sulla vita sessuale.Il medico dovrebbe sempre chiedere di routine "come va la Sua vita sessuale?" con una domanda molto semplice che tuttavia dà alla donna la sensazione di poter parlare anche di quell'aspetto della vita: metodo contraccettivo scelto, se ha rapporti, a meno che la donna non stia cercando figli; eventuali gravidanze o aborti (numero di gravidanze, esito, tipo di parto (cesareo, naturale o operativo, ossia con forcipe o ventosa), peso dei bambini alla nascita, specie se è stata naturale (questo ci fa intuire come sia lo stato dei muscoli che circondano la vagina, spesso lesi se il bambino era di peso elevato, se il parto è stato traumatico o operativo), numero di figli vivi e loro stato di salute); stile di vita: il medico chiederà se e quanto la donna fuma, se e quanto beve, se fa uso di droghe e quali, se fa uso di farmaci quotidianamente (quali e perchè), se fa sport, se dorme bene, se ha disturbi dell'appetito, oltre che il peso corporeo attuale (specie se sovrappeso o troppo magra per l'altezza), se va di corpo regolarmente (una volta al giorno o almeno a giorni alterni) o soffre di stipsi.d) anamnesi patologica prossima: ossia i disturbi per i quali la signora viene in consultazione. Di questi bisogna dettagliare:sintomi precisi; momento e circostanze di inizio;fattori che li peggiorino o che li allevino; sintomi associati;eventuali diagnosi o esami già fatti da altri specialisti;esami di controllo recenti: la data dell'ultimo pap-test, ed ev. degli ultimi esami del sangue, o di altre indagini specialistiche: portare sempre tutti gli esami con sé, possibilmente ordinati per data.COME SI SVOLGE LA VISITA?Di norma un ginecologo comincia la visita .dall'alto. Questo è un altro segno di attenzione e di rispetto, perché crea una gradualità nell'invasività potenziale presente nella visita ginecologica. A lato della donna, stesa sul lettino ginecologico, dovrebbe visitare:la tiroide (ghiandola importantissima per la salute delle donne, posta al davanti del collo) specie se già allo sguardo la nota ingrossata;le mammelle e le ascelle (per ev. linfonodi);l'addome (il colon dice molto sia sullo stato di tensione della donna);l'apparato genitale.Durante la visita ginecologica, dovrebbe esaminare:i genitali esterni: se siano infiammati, arrossati, distrofici (con secchezza o lesioni da grattamento), con condilomi o altre lesioni;lo stato dei muscoli perivaginali ("ipertonici", ossia contratti e quindi dolenti, spesso associati a dolore ai rapporti, o "ipotonici", e quindi lassi, più associati a incontinenza da sforzo, oltre che a minore sensibilità vaginale durante il rapporto sessuale);se la donna riferisce dolore o bruciore durante i rapporti sessuali, dovrebbe accuratamente diagnosticare la "mappa del dolore", valutando con accurata gentilezza tutti i punti (sui genitali esterni, a metà vagina e profondi) in cui la donna avverte dolore. Sede e caratteristiche di inizio del dolore sono infatti i più forti fattori predittivi sulle cause fisiche di dolore: altro che dire "Signora il dolore è tutto nella sua testa!" come troppi medici fanno, saltando una visita accurata!Valuterà poi il collo dell'utero e l'utero (per fibromi o altre patologie), e le ovaie. Sarebbe bene che valutasse sempre il pH, ossia il grado di acidità vaginale, con un piccolo stick: in pochi secondi ha un'informazione preziosa sullo stato di estrogenizzazione della vagina e sugli ecosistemi vaginali, ossia le tribù di germi che normalmente abitano la vagina, così da orientare meglio le decisioni cliniche da prendere.Se la donna ha già avuto rapporti, completerà l'esame con la valutazione del collo dell'utero mediante lo speculum vaginale (uno strumento che consente di visualizzarlo). Prima di inserirlo, avrà cura di sceglierne uno di misura piccola, specie se la signora non ha ancora avuto figli; di divaricare gentilmente le labbra e di chiedere alla signora di spingere leggermente: questa fa distendere i muscoli che circondano la vagina e facilita l'inserimento, evitando il fastidio o il dolore che molte donne provano. Molti usano anche un leggero lubrificante.Il medico farà poi il pap test, un prelievo di cellule -NON DOLOROSO!- utile per la diagnosi precoce di eventuali lesioni pre-tumorali e tumorali. Farà eventualmente la colposcopia, un esame con lenti di ingrandimento e colorazioni speciali per evidenziare lesioni a rischio sul collo dell'utero, su cui fare una eventuale biopsia, ossia un prelievo per analizzare istologicamente le cellule asportate, se indicata. Molti medici fanno anche l'ecografia, che tuttavia non può mai sostituire un'accurata visita ginecologica!La valutazione della pressione arteriosa ed eventualmente del peso corporeo completa l'esame fisico.In caso di gravidanza, la valutazione del battito fetale, del pH e dell'incremento del peso mensile, oltre che la valutazione trimestrale di esami del sangue e dell'ecografia ostetrica, completa il monitoraggio. [...]

PENE CURVO

Solo un problema estetico? Una adeguata terapia chirurgica si rende necessaria in numerose affezioni andrologiche, basti pensare al varicocele o agli incurvamenti penieni congeniti, tanto per fare due esempi. Si tratta di una chirurgia tecnicamente non particolarmente impegnativa ma delicata, anche per i risvolti psicologici che determina nel paziente. Per questo motivo, è preferibile affidarsi a chirurghi che abbiano una preparazione specialistica e in questo campo. Interventi in anestesia locale: - varicocele (legatura e sezione vv. spermatiche a livello sub-inguinale) Il varicocele è una dilatazione delle vene del testicolo che si realizza per ragioni anatomiche nel 90% dei casi a livello del testicolo sinistro. In questo tipo di problematica intervengono fattori anatomici, costituzionali ed ereditari che favoriscono questa dilatazione venosa ed il ristagno di sangue a livello del testicolo. Il sangue, anziché seguire le normali vie di deflusso, ristagna all'interno di queste ectasie che circondano il testicolo, e dato che il sangue è "caldo", viene inevitabilmente riscaldato il testicolo interessato. Tale aumento di temperatura interferisce con il normale sviluppo e con l'adeguata produzione di spermatozoi, che possono risultare diminuiti di numero ma, in particolar modo, più "lenti" od addirittura immobili e, per la maggior parte, malformati. Il varicocele è importante perché è sicuramente al primo posto come causa di Infertilità Maschile; per questo motivo è importante un'accurata diagnosi del grado del varicocele stesso (I°, II°, III°) ed una valutazione, tramite un esame del liquido seminale ( spermiogramma ), delle ripercussioni che esso può dare sulla fertilità. La terapia del varicocele è chirurgica. Questo tipo di intervento, che viene fatto con l'ausilio di mezzi di ingrandimento - loupes e / o microscopio operatore - , è praticato in regime di Day Hospital, con il paziente che viene operato e nel giro di poche ore può tornare a casa. La piccola incisione cutanea (3 - 4 cm) che viene fatta a livello inguinale, non lascia nessuna traccia di sé. - idrocele (eversione della tunica vaginale) accumulo di liquido all'interno della tunica vaginale del testicolo. Può essere molle o teso (ed in questo caso comprime e disloca il testicolo). L’agoaspirazione è seguita quasi invariabilmente dalla recidiva a breve distanza di tempo. L'intervento di elezione consiste nella "eversione" della tunica vaginale, mediante un accesso scrotale mediano in anestesia locale ed ambulatorialmente (2 h. circa). Bendaggio compressivo nel post-operatorio. - epididimectomia, cisti dell'epididimo l'intervento può avere una durata variabile, a seconda dello stato flogistico e delle dimensioni della/e cisti. Generalmente eseguito in anestesia locale ed ambulatorialmente. Bendaggio compressivo nel post-operatorio. - esplorazione scrotale (sub-torsione, valutazione azoospermia, ecc..) si esegue soprattutto per capire il motivo di una azoospermia, che si suppone ostruttiva. In genere si abbina alla biopsia scrotale ed a deferentovescicolografia. Viene eseguita in anestesia locale se per scopi diagnostici, in generale se si suppone una contemporanea disostruzione mediante by-pass (vaso-vasostomia, epididimo-vasostomia, ecc..) - biopsia scrotale, agoaspirazione scrotale vi sono sostenitori dell'una e dell'altra tecnica. Entrambe vengono effettuate in anestesia locale. Con la biopsia si asporta una quantità maggiore e più anatomicamente definita di parenchima gonadico, in zone superficiali. L'agoaspirato è molto più semplice da eseguire, ma viene danneggiata una quota maggiore di parenchima, con possibilità di complicanze (ematomi, ecc..) - vasectomia mono o bilaterale (orchite recidivante, contraccezione) pratica comunemente eseguita nei paesi anglosassoni per la contraccezione maschile, consiste nell'interruzione chirurgica dei dotti deferenti (che veicolano gli spermatozoi verso l'esterno) in sede scrotale. Si esegue ambulatorialmente in anestesia locale, previa sottoscrizione di adeguato consenso informato. In seguito è possibile ripristinare la continuità dei dotti (vasectomy reversal), ma le possibilità di successo non sono garantite; in ogni caso è una pratica da riservare a soggetti esremamente motivati nel desiderio di non avere (o non avere più) figli. Si sottolinea che non viene praticamente variata la quantità di liquido seminale (che deriva in massima parte dalle vescicole seminali e prostata), l'appetito sessuale e l'orgasmo. - deferentovescicolografia (studio vie seminali) esame che permette lo studio radiografico del decorso delle vie seminali, eseguito in casi di sospetta ostruzione/stenosi. Si esegue in anestesia locale, ed è in genere abbinato ad esplorazione scrotale ed a eventuale disostruzione. - postectomia (circoncisione con plastica a Z) l'intervento di circoncisione viene eseguito nei casi di stenosi del prepuzio (di origine post-infiammatoria, traumatica, ecc..), e può essere completato da una plastica cutanea a Z nelle situazioni di stenosi particolarmente serrata. L'anestesia è locale (base del pene) + pomata anestetica (EMLA). - frenuloplastica (frenulo "corto", eiaculazione precoce) si esegue nei casi di "frenulo corto" congenito o acquisito, isolato o associato ad eiaculazione precoce. Intervento estremamente semplice, in anestesia locale + pomata anestetica (EMLA). Ottimi risultati si ottengono anche con l'uso del laser. - dermo-cosmetologia andrologica riguarda il campo delle alterazioni cutanee e mucose del pene e dello scroto, quali condilomi, papillomi, lesioni da funghi ed altri. Viene usato il laser o il diatermocoagulatore, previo adeguato studio della lesione. Interventi in anestesia generale (1-2 gg. di degenza): - disostruzione delle vie seminali prossimali si fa riferimento a cause ostruttive del primo tratto delle vie seminali; tale ostruzione può essere localizzata a livello dell'epididimo cefalico, mediano o caudale e prima parte del dotto deferente. Le cause più frequenti riguardano fatti flogistici, traumatici o congeniti. A seconda del livello dell'ostruzione, si eseguirà adeguato by-pass microchirurgico (vaso-vasostomia, epididimo-vasostomia, tubulo-vasostomia). Tali interventi hanno una certa durata (2-3 h. circa) e richiedono pazienza ed esperienza (si lavora con fili di sutura praticamente non visibili ad occhio nudo!). Per tale motivo l'anestesia è spinale o, più spesso, generale. E' auspicabile una notte di degenza. Il rischio di una possibile successiva stenosi/ostruzione post-cicatriziale dell'anastomosi è possibile. - disostruzione delle vie seminali distali tali ostruzioni possono verificarsi a livello dell'ultima parte del dotto deferente,delle vescicole seminali (ampolla deferenziale), lungo il decorso dei dotti eiaculatori sino al loro sbocco nel collicolo seminale prostatico. A questi livelli le disostruzioni vengono eseguite per via trans-uretrale, mediante una piccola sonda che viene introdotta nel meato urinario esterno e poi spinta in avanti oltre la vescica (mediante una telecamera posta alla sommità della sonda), sino all'uretra prostatica ed alla sede dell'ostruzione. Quindi si esegue la disostruzione mediante diatermocoagulatore o laser , attraverso l'estremità distale della sonda. Tale procedimento viene eseguito in anestesia spinale o generale e presuppone almeno una notte di degenza. Anche in questi casi, le cause sono di natura infiammatoria (stenosi post-cicatriziali), traumatica, o da ostruzione meccanica da formazione cistica di origine congenita, posta a livello dell'otricolo prostatico (cisti otricolare, ben evidenziabile mediante ecografia transrettale prostatica). - correzione di recurvatuum congenito o acquisito (Induratio penis plastica) nel caso di recurvatuum congenito, molto spesso è possibile identificare un ispessimento ecografico a livello ventrale. In questi casi l'intervento consiste nello sbrigliamento del corpo spongioso dell'uretra dalla tunica albuginea, con notevole recupero della rettilineità dell'asta. Nei casi in cui questo non sia sufficiente, viene eseguita una plicatura/asportazione di un lembo di albuginea controlaterale (intervento di Nesbit). In presenza di estese placche di IPP (induratio penis plastica), l'asportazione della placca viene seguita dall'innesto di materiale autologo, in genere parte di vena safena devalvolarizzata. Nei casi di lesioni (placche) di modeste dimensioni o di malattia plurifocale, si preferisce limitarci ad un intervento di plicatura/asportazione di albuginea controlaterale (intervento di Nesbit). L'anestesia è generale, la degenza è di due giorni ed il risultato (rettilineità dell'asta) è garantito. Nei casi di forme estese di malattia, si può verificare un modesto accorciamento dell'organo. - legatura vena dorsale del pene (principale ed emissarie per deficit di mantenimento dell'erezione) si effettua nei casi di deficit di mantenimento dell'erezione intrattabile farmacologicamente, o in pz. che richiedono una possibile alternativa alle iniezioni intracavernose. Si esegue in anestesia generale e la degenza è di circa due giorni. In questo intervento viene legata la vena dorsale del pene e le vene circonflesse tributarie; nei casi opportuni possono essere legate anche le vene crurali. I risultati sono controversi, a riprova della necessità di ulteriori studi sull'argomento: infatti, se inizialmente (entro il primo anno dall'intervento) praticamente tutti i pz. traggono significativi benefici, successivamente in circa la metà dei casi si ritorna ad una situazione simile a quella di partenza. Nell'altra metà dei casi il risultato è duraturo, spontamenamente o tramite terapia farmacologica di supporto. Ulteriori studi necessitano per un'adeguata selezione dei pazienti candidabili, tuttavia può rappresentare un corretto approccio in soggetti non o scarsamente trattabili con altre metodiche. - falloplastica di allungamento quali che siano le reali necessità del paziente, questo intervento permette di ottenere un allungamento del pene di qualche cm. L'entità di questo allungamento dipende dalla costituzione anatomica del soggetto, infatti è più facile ottenere un miglior risultato in soggetti grassottelli o comunque non magri. Questo perché la parte più importante dell'intervento è costituita dalla "liposcultura ultrasonica sovrapubica", mediante la quale viene asportata una variabile quantità di grasso dal basso addome, determinando un approfondamento del punto di insersione del pene (radice), che si traduce di fatto in un "allungamento". In realtà, la lunghezza dell'organo rimane invariata, mentre aumenta la lunghezza della parte visibile (in quanto i corpi cavernosi si estendono in profondità sino alle crura, dove prendono insersione). Associando a questa metodica la plastica a Z della parete cutanea (per sostenere l'allungamento), si possono ottenere incrementi che vanno dai 3 ai 6-7 cm. Un ulteriore incremento può essere consentito dalla sezione del legamento sospensore del pene, che però determina, in erezione, un'innaturale angolatura del pene (circa da 90° a 120° rispetto alla parete addominale). In ogni caso, l'anestesia è generale ed è prevista una notte di degenza. - posizionamento di protesi peniena mono-bi o tricomponente idraulica le protesi rappresentano attualmente il rimedio estremo nei casi di impotenza non trattabili o non più trattabili con altre forme di terapia. Il loro impiego è definitivo, infatti possono essere soltanto sostituite con altri modelli ma non rimosse definitivamente. Per questo motivo la selezione dei pazienti candidabili deve essere molto scrupolosa. Le protesi attuali presentano, contrariamente al passato, un alto grado di affidabilità e vengono quasi sempre garantite a vita. Ne esistono di vari tipi, che fondamentalmente possono raggruppare in modelli a funzionamento meccanico o idraulico. Le protesi idrauliche sono di gran lunga più usate, e si suddividono ulteriormente in protesi mono, bi o tricomponenti. Le monocomponenti sono costituite da due cilindri di silicone, malleabili, e presentano all'estremità una zona riempita di soluzione fisiologica. La parte distale normalmente è sgonfia, ed al momento del bisogno, attraverso opportune manovre, la soluzione fisiologica dall'estremità prossimale viene fatta defluire all'interno dei cilindri sino all'apice, determinando così la tumescenza. Alla fine del rapporto, si provvede a far defluire l'acqua all'estremità prossimale (situata all'interno del pube), provocando così la detumescenza. Le protesi bicomponenti sono costituite dagli stessi cilindri di silicone e da un serbatoio contenente la soluzione fisiologica, che viene inserito chirurgicamente nello spazio latero-vescicale od in una tasca infrapubica. Anche in questo caso, attraverso opportune manovre, il liquido viene fatto defluire dal serbatoio ai cilindri, determinando l'aumento di dimensioni e la rigidità. Con un meccanismo inverso viene favorita la detumescenza. Le protesi tricomponenti sono formate, oltre che da cilindri e serbatoio, anche da una piccola pompetta che viene situata all'interno della borsa scrotale. Agendo su questa pompa, che è collegata al serbatoio mediante raccordi, si provoca lo svutamento di quest'ultimo ed il riempimento dei cilindri si silicone. Questi si espandono in lunghezza e, in alcuni modelli ancor più sofisticati, anche in larghezza. In genere i pazienti, dopo un primo periodo di apprendimento, cominciano ad acquisire manualità, e la percentuale di soddisfazione a distanza è globalmente alta. Quale che sia il tipo di protesi, l'orgasmo e l'eiaculazione non vengono in alcun modo influenzati. Le complicanze più temibili sono l'infezione ed il malfunzionamento delle protesi, che implicano la loro sostituzione. Con una buona dose di manualità, la protesi può essere attivata in pochi secondi. L'accesso chirurgico varia con il tipo di protesi, e può essere sottocoronale per alcune monocomponenti o peno-scrotale, che risulta essere quello più usato dalla maggior parte dei chirurghi uro-andrologi. E' necessaria l'anestesia generale o spinale, ed almeno due giorni di ricovero. - protesi scrotale le protesi scrotali trovano il loro impiego nei casi di orchiectomia o di testicolo atrofico o non disceso (e successivamente asportato) o non presente alla nascita. Sono costituite da un involucro ovoidale in silicone preriempito, e ne esistono di diverse misure per meglio adattarsi al controlaterale. L'accesso chirurgico preferito è sub-inguinale, l'intervento è semplice ed il risultato estetico e "tattile" assolutamente soddisfacente. - ernia inguinale ed inguino-scrotale quando il sacco erniario è confinato all'interno del canale inguinale corrispondente si parla di ernia inguinale; quando quest’ultima si estende sino all'interno dello scroto si parla di ernia inguino-scrotale. Quale che sia il tipo di ernia, è neccessario ricorrere alla chirurgia oltre che per i fastidi in se', per la possibilità di fenomeni di "strozzamento" e di compressione sulle strutture funicolari e/o scrotali (compressione e dislocamento del testicolo). Benchè questo intervento venga proposto talvolta in anestesia locale, riteniamo che l'anestesia generale sia da preferirsi, se non altro per evitare possibili dolori al paziente durante le manovre intraoperatorie. - orchiectomia (con o senza linfoadenectomia) consiste nell'asportazione chirurgica del testicolo. I motivi possono essere diversi: testicolo atrofico, testicolo non disceso, neoplasie, rottura traumatica, ecc.L'accesso chirurgico è a livello inguinale, e, nei casi di neoplasia, a seconda della stadiazione clinica viene eseguita la linfoadenectomia lombo-aortica (per via chirurgica o laparoscopica). Ricordiamo che in testicoli ex criptorchidi (fatti discendere solo successivamente mediante chirurgia) è aumentato il rischio di neoplasia, sia nel testicolo interessato che nel controlaterale per cui è necessario sottoporre tali soggetti a controlli ravvicinati (in particolar modo ecografia annuale o semestrale). - orchidopessi (criptorchidismo) la terapia del criptorchidismo si prefigge di riportare il testicolo o i testicoli nello scroto, dal momento che la ritenzione testicolare predispone alla degenerazione neoplastica della gonade ed all'arresto della spermatogenesi. Nel testicolo criptorchide la spermatogenesi appare compromessa già dal secondo-terzo anno di vita; da ciò deriva che la terapia, ormonale o chirurgica che sia, dovrebbe essere intrapresa prima del terzo anno, al fine di proteggere la futura fertilità del soggetto che ne è affetto. In questi ultimi anni è stato dimostrato che anche per i testicoli criptorchidi unilaterali esistono buone possibilità di successo con la sola terapia medica. Nella descrizione della terapia chirurgica divideremo le ritenzioni in basse o alte e, ancora, in ritenzioni del canale inguinali ed intraddominali. Esistono diversi interventi chirurgici per il criptorchidismo basso, che differiscono fra loro spesso solo per i dettagli e per la tecnica di fissaggio del testicolo nello scroto. L'atteggiamento del chirurgo di fronte ad un criptorchidismo alto è in relazione all'età del paziente. L'orchiectomia si impone solo nei pazienti adulti, dato l'elevato rischio di cancerizzazione, quando ci si trovi di fronte ad un criptorchidismo monolaterale. In tutti gli altri casi il testicolo dovrà essere riportato nello scroto. Alcune volte la sufficiente lunghezza del dotto deferente dei vasi consente di riportare il testicolo nell'emiscoto senza successiva trazione sul peduncolo. Altre volte i vasi spermatici non hanno una lunghezza sufficiente da consentire un tale intervento. A questo punto l'operatore può optare per un intervento in due tempi, lasciando il testicolo in una posizione intermedia tra la sua originale localizzazione e lo scroto, operando nuovamente in un secondo tempo; in alternativa si ppuò utilizzare la tecnica di Fowler e Stephens, che consiste nella sezione dei vasi spermatici interni e nel posizionamento del testicolo nell'emiscroto affidando il suo apporto arterioso alle altre arterie minori; infine si può decidere per un autotrapianto del testicolo, possedendo i mezzi tecnici necessari ed una sufficiente esperienza microchirurgica. Tutte le suddette alternative sono suscettibili di critiche. In definitiva oggi si ritiene da più parti la validità dell'autotrapianto e pertanto il chirurgo che si accinge ad operare un testicolo ritenuto non palpabile dovrebbe essere preparato per operare con tecnica microchirurgica. - ginecomastia La ginecomastia viene definita come l'ingrossamento patologico della ghiandola mammaria nell'uomo. Le cause possono essere molteplici, ed è frequentemente riscontrabile in soggetti in età pre-pubere e può insorgere in soggetti in sovrappeso. Di norma tende a risolversi spontaneamente, ma nei casi di persistenza è utile eseguire uno screening dell'assetto ormonale prima di una eventuale terapia chirurgica. Attualmente vengono usate tecniche chirurgiche mini invasive, con il minimo danno estetico possibile per il paziente. Di norma l'intervento è condotto in anestesia generale, con una degenza molto limitata (1-2 giorni). Particolare attenzione viene posta al trattamento della/e ferite chirurgiche. [...]

SESSO e OBESITA'

Sesso e CICCIA: PESI MASSIMI PRESTAZIONI MINIME Pillole blu, gialle o arancione risolvono, e anche radicalmente, i problemi legati alla disfunzione erettile, ma qualcosa si può fare anche senza farmaci, soprattutto quando il disturbo è legato a fattori di rischio quali l’obesità. In realtà non è il sovrappeso in quanto tale a creare il disturbo ma le disfunzioni che spesso accompagna come, per esempio, l’aumento dei livelli di lipidi nel sangue, le conseguenti patologie cardiovascolari, in particolare l’aterosclerosi. L’irrigidimento e la restrizione delle arterie, comporta una riduzione del flusso del sangue nella rete vascolare corporea, e quindi anche nelle arterie che raggiungono il pene, con conseguente riduzione dell’apporto di sangue. Obesi e impotenti Tuttavia, l’obesità è stata recentemente associata in modo più diretto alla disfunzione erettile, a partire dall’osservazione di alcuni casi clinici, nei quali si è condotta la valutazione di parametri della funzione endoteliale (elasticità dei vasi, per intendersi) e marcatori di infiammazione vascolare. In effetti, i 110 uomini presi a campione, di età compresa tra 35 e 55 anni, per quanto obesi, con un indice di massa corporea superiore a 30, non presentavano altre malattie o fattori di rischio quali il diabete, l’ipertensione o l’iperlipidemia. La ricerca è stata condotta presso il Centro Obesità della Seconda Università di Napoli da ottobre 2000 a ottobre 2003, proprio per verificare se una perdita di peso potesse migliorare la disfunzione misurata con l’indice internazionale, IIEF (International Index of Erectile Function). Metà degli uomini è stata avviata a un programma che aveva come obiettivo la riduzione del peso corporeo del 10% o più, attraverso una diminuzione dell’apporto calorico giornaliero e l’aumento dell’attività fisica. Gli altri avevano ricevuto solo informazioni generali su come scegliere gli alimenti giusti e suggerimenti su come eseguire gli esercizi. Un po’ di buona volontà A distanza di due anni i parametri usati per monitorare le condizioni dei “pazienti” erano migliorati ma con un margine di differenza tra i due gruppi. Il primo gruppo era passato da 48 minuti di attività fisica settimanale a 196 minuti, il gruppo di controllo arrivava al massimo a 84 minuti alla settimana. L’indice di massa corporea si era abbassato, in media, di quasi sei punti nel campione che aveva seguito il programma mentre nell’altro gruppo era rimasto pressoché uguale. Seguendo il programma erano diminuite anche le concentrazioni nel sangue di interleuchina 6 e proteina C reattiva, marcatori di infiammazione. I miglioramenti, come ci si aspettava, interessavano anche il punteggio IIEF. Nel primo gruppo erano 17 gli uomini che avevano raggiunto o superato un punteggio di 22 (il punteggio iniziale di tutti i soggetti arrivava al massimo a 21) risultato ottenuto solo da tre uomini del gruppo controllo. Un terzo del campione analizzato aveva ottenuto miglioramenti delle prestazioni sessuali semplicemente modificando le abitudini di vita e senza intervenire in modo drastico sul peso corporeo. Gli autori non spiegano le motivazioni di tale cambiamento, va da sé che le variazioni dei parametri di laboratorio supportano l’ipotesi di un miglioramento funzionale, ma non si può escludere che una migliore accettazione e una maggiore autostima, che hanno accompagnato il cambiamento dello stile di vita, non faccia più miracoli di una pastiglia colorata. Fonte Simona Zazzetta - Katherine Esposito et al. Effect of Lifestyle Changes on Erectile Dysfunction in Obese Men. JAMA. 2004;291:2978-2984 [...]

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