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- Il Curriculum -
Una frase celebre sostiene: "Non avrai mai una seconda buona occasione per fare una buona prima impressione". La vostra buona prima impressione passa sicuramente per il curriculum e quindi il vostro biglietto da visita dovrà più che mai essere perfetto. Abbiamo raccolto alcuni interessanti articoli che vi spiegheranno come costruire un buon curriculum ed una valida lettera di presentazione.| Altri Articoli | |
In rilievo : COME SCRIVERE IL CURRICULUM
Come si scrive
Il Curriculum Vitae è il tuo biglietto da visita per le aziende che assumono. Contiene in forma schematica tutte le informazioni anagrafiche e le esperienze professionali di un individuo e risulta essere uno strumento determinante nella ricerca di un lavoro.
Il segreto di una buona compilazione sta nel rispettare dei criteri fondamentali come l'accuratezza, la correttezza, la sinteticità, la completezza e la cura della forma e della grafica. Spendere un pò di tempo e di energie ti permetterà di ottenere ottimi risultati. Ricorda inoltre che un selezionatore avrà all'incirca 20-30 secondi per leggere il tuo curriculum che non dovrà quindi essere più lungo di due pagine. In poche righe dovrai riuscire ad attirare la sua attenzione sugli elementi che più lo possono interessare e a convincerlo di essere la persona adatta per quel posto.
Può essere utile, se richiesto, allegare una breve lettera di accompagnamento in cui è possibile esporre i motivi per cui ci rivolgiamo a quella determinata azienda e completare la nostra presentazione con l'aggiunta di alcuni dati non sufficientemente evidenziati nel curriculum.
Il "decalogo" del buon currisulum vitae.
I) Uno e bino
Il c.v. è composto da due parti: una lettera d'accompagnamento ed il c.v. vero e proprio. La prima, se abbiamo una bella grafia, può anche essere scritta a mano (ma è sempre meno frequente, anche se qualche azienda lo preferisce per effettuare esami grafologici ); il secondo deve essere rigorosamente scritto a macchina o -molto, molto meglio- con un personal computer.
II) Arioso
Usate frasi brevi, mai più di tre righe, e ricordate di spaziare i paragrafi.
III) Corretto
Non ci devono essere errori ortografici. Pare banale dirlo, ma in realtà sono molto frequenti, certo più per distrazione che per ignoranza (il che, se vogliamo, è un'aggravante). È facile trovare errori soprattutto nelle parole straniere, che spesso si usano con una vena masochista: se non siete sicuri, lasciate perdere. L'unico modo di evitare errori è di rileggere il c.v. più volte, e farlo anche rileggere ad altri.
IV) Vivace
È importante vivacizzare il testo con le soluzioni grafiche disponibili (in particolare su p.c.): neretti, sottolineature, italics etc.. In questo modo riuscirete ad evidenziare le informazioni importanti, avrete un prodotto più scorrevole, e dimostrerete che vi sentite a casa vostra nel mondo dell'office automation, il che non è poco.
V) Breve
La lettera d'accompagnamento deve essere breve: mezza pagina va bene, se no diventa un mattone e rischia di essere letta a metà. Il c.v, per chi non ha serie esperienze di lavoro deve stare in una pagina, e comunque mai deve superare le due.
VI) Regolare
Evitate di cercare di essere spiritosi o troppo originali, o di strafare nei toni: a meno che non abbiate a che fare con datori di lavoro poco convenzionali, l'uso di carte colorate, fumetti, "colpi di teatro", vi farà catalogare come un simpatico mattacchione, ma non come un potenziale collega. (Se però avete un curriculum davvero buono, l'uso ad esempio di carta colorata farà si che venga senz'altro trovato: poi però bisogna che il contenuto sia davvero interessante, e non solo il colore!)
VII) Leggero
Non allegate cose inutili, tipo fotocopie del libretto o copie di diplomi di qualsiasi tipo: denota insicurezza o prolissità, e "allunga il brodo". Solamente se avete fatto ricerche su temi di interesse per l'azienda, e di queste esista una breve sintesi, può essere utile allegarle. Non occorre, anzi può essere controproducente, inviare una fotografia, anche se siete bellini.
Il "decalogo" del buon c.v.
IX) Cortese
Non fate però neanche gli arroganti ("Resto in attesa di una vostra, possibilmente rapida, convocazione.", "Solo con un colloquio vi renderete conto delle mie effettive capacità.", "Vi ho già contattato un mese fa, e sono stupito di non avere avuto risposta." ) perché la supponenza è sempre fastidiosa. Siate cordiali, formali quanto basta e non burocratici nel tono.
X) Misurato
Alcuni usano una forma "pomposa" di c.v., costituita da una cartellina personalizzata che (ad imitazione dei Servizi Segreti o, forse, nelle intenzioni, delle società di ricerca del personale) riporta tutte le informazioni utili sulla persona in oggetto. Ciò che distingue di solito questi c.v. è la voluminosità e la rigidità del contenitore, e la prosopopea e inutilità del contenuto. Questo strumento può essere giustificabile (e in effetti ottiene il risultato di essere letto con, di solito calante, attenzione) solo se si hanno esperienze effettivamente articolate e complesse: esperienze e studi all'estero, lavoro di ricerca presso istituzioni serie, attestati di professionalità particolari, etc.
Il curriculum "strictu sensu"
Ovviamente la lettera di accompagnamento deve essere personalizzata, per essere efficace, quasi azienda per azienda (solo ad aziende simili per settore e caratteristiche si può mandare lo stesso testo); ma anche il c.v. può avere versioni multiple, perché anche per esso l'importante è che metta in evidenza i vostri punti forti.
E i punti forti certamente saranno diversi per, poniamo, un laureato in chimica che sia motivato tanto per una esperienza di produzione che di vendita, e che scriva ad una azienda petrolifera per il primo tipo di carriera, e ad una di largo consumo per il secondo.
In generale, comunque, il c.v. è composto di quattro parti:
- dati personali
Nome, cognome, indirizzo, data e luogo di nascita, stato civile. Altre informazioni sono superflue.
È importante dare un recapito telefonico affidabile: se non c'è nessuno in casa nelle ore diurne, e non si ha segreteria telefonica o un cellulare, è opportuno fornire una base d'appoggio (non sempre alla telefonata a vuoto segue un telegramma di convocazione). - istruzione
Partendo dall'esperienza più recente (master o laurea), fino al diploma superiore. Il voto di laurea va sempre indicato, mentre quello di maturità è opportuno indicarlo solo se molto positivo. Occorre indicare l'anno di conseguimento della laurea, e l'università, oltre alla facoltà, frequentata. Se si scrive per un tipo di lavoro in particolare, è opportuno evidenziare se si è seguito un indirizzo di studi specifico e, a maggior ragione, una tesi di laurea ad hoc; l'argomento della tesi è opportuno indicarlo comunque. In questo settore andranno inseriti tutti i corsi extrauniversitari seguiti, nonché la conoscenza delle lingue (meglio se certificata da un TOEFL), specificando chiaramente il livello, e l'utilizzo di supporti informatici. È infine importante indicare eventuali programmi di studio all'estero compiuti (es. Comett), nonché eventuali borse di studio vinte. - esperienze extrascolastiche
Qui occorre essere, ad un tempo, sinceri e sbruffoni. L’avere un buon “dossier” extrascolastico è importante, perché toglie quella sensazione da “ha ancora il latte sulle labbra” che molti selezionatori avvertono al cospetto dei neolaureati più sedentari e magari secchioni.
Per quanto siano in forte aumento esperienze di stage o contratti a termine, difficilmente, però, un neolaureato può vantare esperienze realmente significative, che cioè gli abbiano trasmesso delle competenze vere e proprie. È importante allora segnalare quelle esperienze che denotano o delle attitudini importanti per l’azienda, a garanzia che si sta facendo un buon acquisto nel medio periodo, o una infarinatura di “vita vissuta” e di capacità che fanno pensare che l’ambientamento e la professionalizzazione del neoassunto saranno più rapide che in altri casi.
Tra le attitudini, sono tipiche la capacità di lavorare in gruppo, la leadership, o le capacità organizzative che si acquisiscono con attività sportive o con ruoli di responsabilità in associazioni. Ancora, la capacità di essere autonomi, curiosi e di ambientarsi, sviluppate con esperienze (lunghe od originali) all’estero o comunque fuori casa. Anche la creatività può uscire da esperienze certificabili di vita vissuta. Come “infarinature” di attività non lontane dalla vita aziendale, vi sono tutti i piccoli lavori, come quelli di vendita diretta, di attività contabili o anche di segreteria, di pubbliche relazioni. Particolarmente importanti, ovviamente, le esperienze vere e proprie in termini di stages aziendali o contratti a tempo determinato effettuati durante gli studi: attenzione però che, per essere considerato utile, deve trattarsi almeno di un periodo di due-tre mesi, e passato in una struttura non troppo lontana, come problematiche, da quella con cui si prende contatto. Occorre essere un po' sbruffoni, ma sinceri, perché bisogna saper valorizzare al massimo il “valore aggiunto”, la potenziale utilità per l’azienda delle esperienze avute, e non il titolo formale: così, un mese di vendita porta a porta od un esame che ci ha portato a studiare dal vivo alcuni casi aziendali possono senz’altro essere “venduti” meglio che aver passato qualche mese in università come pseudo-assistente. Se si ha qualche esperienza precedente di lavoro “vero”, occorre indicare analiticamente cosa si è fatto: o in termini di attività (“un anno nella Direzione Amministrativa della Società Bortolotti, in cui mi sono occupato di contabilità clienti, contabilità fornitori, recupero crediti e, marginalmente, di tesoreria”) o ancora meglio di risultati (“un anno come analista programmatore, in cui ho contribuito al progetto di riduzione degli stock del 40% attraverso l’informatizzazione dei magazzini periferici, e alla revisione del sistema informativo del personale”).
hobbies e informazioni "personali"
Questa parte (per la verità spesso sopravvalutata) deve servire a dare un'immagine di noi come persone "a più dimensioni"; è importante soprattutto se i tempi di laurea non sono stati rapidissimi, per dimostrare che il tempo non è stato perso, ma investito in qualcos'altro. Quasi tutti affermano di amare i viaggi, di praticare qualche sport, di dedicarsi a profonde letture e di avere qualche hobby più o meno originale (il cinema è in testa alle preferenze). Come differenziarsi, dunque? In primo luogo, senza barare, riportando eventuali riconoscimenti, premi o traguardi raggiunti: un conto è affermare di amare la cucina o lo sci, un altro conto è segnalare di essere maestri di sci o sommellier patentati. Si dà l'idea che, quando si fa una cosa, la si fa con determinazione.
L'importante è comunque che questa parte integri il resto del c.v., equilibrandolo e non esasperandone alcuni aspetti. Se si è laureati in filosofia, e si è fatta una tesi di estetica, puntando ad una azienda è più saggio indicare tra gli interessi l'informatica o le motociclette, piuttosto che la pittura. Viceversa, se si è dato un taglio esasperatamente "aziendale" al c.v., come se fin da piccoli non si fosse pensato che alla carriera, meglio indicare qualche interesse umanistico o sociale, come il volontariato. È ovvio che bisogna scegliere tra le proprie attività reali, non inventarle o esagerarle ad hoc: oltre a non essere etico, "aggiustare" il c.v. per dare un' immagine falsata di se è estremamente pericoloso. Tutti i peccati sono veniali, in azienda, esclusa l'inaffidabilità.
Un'ultima avvertenza: se è vero che un c.v. "è forte come la più debole delle sue parti", in quanto non serve essere eccellenti sul 90% dei requisiti, se manca del tutto un 10% indispensabile, è anche vero che noi dobbiamo presentarlo in modo da evidenziare i nostri punti forti, e recitare invece sottovoce quelli deboli.
Quindi, se le parti del c.v. sono indubbiamente le quattro citate, l'ordine non deve necessariamente essere quello: dobbiamo invece mettere per prima, fatta salva un minimo di coerenza del testo, la parte che ci può mettere in miglior luce, e per ultima quella che ci è sfavorevole. Ad esempio, se siamo un po' "vecchiotti", diciamo sopra i 27 anni, possiamo intestare il c.v. con nome, cognome e indirizzo, proseguire con istruzione ed esperienze, e in fondo rimettere i propri dati personali, completi anche della data di nascita. Otterremo in questo modo di passare, se il nostro c.v. è per il resto buono, la "ghigliottina" iniziale che alcuni adottano in base all'età (si noti che negli USA ogni discriminazione in base all'età, oltre che al sesso, razza, etc.., è vietata dalla legge, tanto che la data di nascita non viene indicata nei c.v.). Così, se il nostro voto di laurea è mediocre, è opportuno ingolosire prima il selezionatore con un ricco carnet di piccole esperienze extrauniversitarie, e poi "en passant" fargli scivolare il voto sotto il naso.
È il caso di indicare referenze? In generale no, è passato il tempo in cui il parroco o il notabile facevano da garanti per le assunzioni. Tuttavia, se conosciamo qualche personaggio importante che ha rapporti professionali con l'azienda in questione, o che è da questa stimato, può non essere inutile indicarlo: a parità di requisiti, o in caso di qualche dubbio marginale, forse potrà essere un punto d'appoggio. Del tutto inutile, anzi controproducente, indicare "potenti" di qualsiasi specie.