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LA CABALA

Cabala, o più esattamente Kabala è una parola ebraica e significa "tradizione" o anche "interpretazione delle cose divine. Questa spiegazione, tramandata oralmente nei secoli, diede luogo ad una particolare forma di meditazione, ovvero di interpretazione delle Sacre Scritture nel loro significato più occulto, da parte dei mistici ebrei, la Kabala appunto.
La lingua ebraica, per costoro, era la lingua con la quale Dio stesso aveva parlato a Mosè ed al suo popolo; pertanto, l'alfabeto ebraico, con le sue ventidue lettere, conteneva le parole di Dio. ,
Ma mentre per i greci e Artemidoro queste trasposizioni di lettere e numeri avevano uno scopo puramente interpretativo, per i cabalisti ebrei lo studio delle lettere e dei numeri ebbe un fondo profondamente mistico e religioso.
Ed a questo significato delle lettere e del loro valore numerologico si dedicarono gli studi e le meditazioni, nei secoli successivi, di grandi pensatori cristiani, di cui uno dei più celebri, Poco della Mirandola, affermava che tutta la realtà conoscibile poteva essere raggiunta attraverso i numeri, perché con essi, che corrispondevano alle lettere dell'alfabeto ebraico, si potevano esprimere il nome (o i vari nomi) di Dio e tutto il mondo che Dio, con la sua parola, aveva creato.
E così siamo arrivati alla popolare "Cabala del Lotto". Cabala ovvero la scienza antica che, all'interpretazione dei sogni e dei loro simboli, degli avvenimenti e delle vicende della vita affianca un numero o più numeri, quei numeri che tanto interessano e, perché no, fanno palpitare gli appassionati del gioco dei Lotto!
Concetti diversi come "sogno", "avvenire" e "numero" possono essere accomunati nell' 'unico concetto di "fortuna"!
E ai giorni nostri, non solo gli esperti di cabala, ma anche altri, (come quegli straordinari personaggi dei quartieri popolari di Napoli) sanno trarre da un evento clamoroso, da una sciagura, o più modestamente dall'aver sognato "... la buon'anima che diceva..." i numeri per un ambo o un terno, spesso vincenti!

IL LOTTO

Il Lotto ha origini antichissime. La parola stessa può derivare dal latino "Ludus" (gioco) o dal germanico "Los" (sorte). Pare che il gioco dei Lotto, così come è adesso concepito, abbia avuto le sue origini a Genova. In questa città, infatti, già all'inizio del XVI secolo, si facevano delle scommesse sulle elezioni dei Senato della Repubblica, cioè sui nomi che sarebbero stati estratti dalle cosiddette "borse" o urne.
Venne istituito così il "Gioco del Seminario", che aveva le stesse caratteristiche del gioco già in voga ma che prendeva il nome dalle l'urne del Seminario,' ovvero quelle che racchiudevano i nomi dei candidati.
Sono interessanti da vedere negli archivi dei vari Stati le numerose leggi che istituivano il gioco e ne volevano limitare la diffusione. Nel Ducato di Milano fu emessa una "grida" nel 1644 che commissionava pene molto pesanti a coloro che si dedicavano al gioco genovese e questo prima che anche in questo Stato il gioco venisse regolamentato e preso in mano dall'autorità ducale, con notevole vantaggio per le sue casse.
istanza fatta al Papa nel 1593 in cui si chiedeva che venisse tolta ad un ebreo che ne fruiva la concessione a gestire il gioco...Nel 1732 il Granduca fece pubblicare infatti un "bando" che minacciava una forte pena pecuniaria e lai galera, a "beneplacito" di sua Altezza serenissima, per gli scommettitori del gioco "genovese" e sicuramente questo bando non ebbe un grande effetto se ne fu emesso un altro, in cui si minacciavano, oltre alla multa ed alla galera, la tortura e "replicati tratti di fune", ovvero fustigazione pubblica!
Ma questo terribile bando fu solo la premessa all'introduzione ufficiale, nel 1739, del gioco del Lotto, gestito dal governo di sua Altezza serenissima il Granduca.
Solo per citare alcuni Stati italiani, potremo i ricordare che, come si può trovare documentato nei loro archivi, il gioco del Lotto fu legalizzato: a Genova nel 1646, a Venezia nel 1750, a Milano nel 1702, a Firenze nel 1739, a Roma nel 17351.
All'estero fu adottato quasi ovunque, inizialmente con il metodo genovese, ma poi alcuni Stati, come l'Inghilterra la Francia, il Belgio e gli Stati germanici, lo abolirono giudicando cosa immorale. Prima della proclamazione del Regno d'Italia, avvenuta nel 1861, nello Stato italiano che ne sarebbe stato la culla e da dove sarebbe partita la spinta all'unificazione della penisola, cioè il Piemonte, il gioco del Lotto era stato all'inizio fortemente avversato, perché molti, lusingati a tentare la sorte, andavano oltre confine, con notevole esodo di capitali.
Abbiamo nel maggio 1655 "lettere patenti" del Duca regnante Carlo Emanuele II che vietano l'abuso "dei più perniciosi giochi" minacciando pene severissime ai trasgressori (confisca delle somme sborsate a titolo di scommessa, confisca dei beni e cinque anni di galera!).
Successivamente nel Piemonte si ebbero periodi alternati di concessione e di proibizione dei gioco del Lotto, questo sempre perché tale gioco portava denaro alle casse dello Stato. Nel 1674 il Duca si era visto costretto a accordare una speciale autorizzazione a un privato per l'appalto del gioco con il vincolo di versare allo Stato una parte delle entrate, e questo per dieci anni. Proclamato il Regno d'Italia, nel 1861, la prima Legge italiana sul gioco del Lotto, che ne regolava l'andamento e unificava l'amministrazione in tutto il Regno, si ebbe il 27 settembre 1863; la Legge aveva il n. 1483 e riordinava le regole del gioco in modo preciso e definitivo.
Le Direzioni compartimentali dei Lotto erano otto: Bari, Firenze, Milano, Napoli, Palermo, Roma, Torino e Venezia. Le estrazioni dei numeri erano pubbliche alla presenza di funzionari statali e erano effettuate da ragazzini, a turno, indicati dai vari Istituti di beneficenza: il ragazzo bendato contemporaneamente simboleggiava l'innocenza e la fortuna.
Dagli incartamenti che si possono consultare negli archivi, può essere fatta una valutazione delle entrate, veramente notevoli, che l'erario ha ottenuto, fin dai primi momenti, dal gioco del Lotto, e anche dei contributo che le varie regioni e città danno singolarmente a queste entrate.

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