community of e-motions

RISULTATI DELLA RICERCA

La ricerca per la parola sognare ha restituito i seguenti risultati:

IL SOGNO OGGI

Indubbiamente il sogno è una delle più strane esperienze psicologiche dell'uomo, una delle attività del pensiero più misteriose e affascinanti. Che cos'è il sogno? Ecco il primo quesito. Si può rispondere che il sogno è una particolare attività mentale, cerebrale per essere più precisi, che si manifesta durante il sonno. Sul carattere mentale non dovrebbero esserci dubbi, se pensiamo al contenuto dei sogni: ricordi, immagini, associazioni di idee, pensieri veri e propri; esattamente come quando si è svegli, con la piccola grande differenza che, nel sogno, immagini, ricordi e pensieri sono collegati tra loro secondo una logica completamente differente rispetto alla veglia; alcuni sostengono che nei sogni non ci sia logica alcuna, ma la psicoanalisi, come vedremo, ci insegna che ciò non è affatto vero. Si sa che l'EEG può fornire un tracciato grafico dell'attività elettrica del cervello, le cosiddette "onde cerebrali". Un soggetto risvegliato mentre il suo EEG sta registrando un periodo di sonno paradossale, riferisce solitamente che stava sognando. Questa e altre osservazioni ci dimostrano che c'è uno stretto rapporto tra sonno paradossale (o fase R.E.M.) e sogni. Sognare, dunque, fa bene alla salute mentale. Può capitare di non ricordarsi i sogni, o di aver sognato, ma proprio ciò che dicevamo prima dimostra che ogni persona durante il sonno ha dei periodi in cui sogna. Tramite l'EEG si è calcolato che le fasi di sonno paradossale ricorrono circa ogni 90 minuti, e durano mediamente 20 minuti. Queste fasi tendono ad allungarsi verso il mattino. Possiamo allora dire che il sonno paradossale occupa il 20% circa del sonno totale. 43.800 ore di sogni! Una fetta cospicua della nostra vita al di là di ogni possibile controllo. Proprio per questo la psicologia si incaricò di inquadrare nei canoni scientifici la bizzarria dei sogni. Uno stesso stimolo infatti può indurre sogni differenti, non solo in soggetti diversi, ma anche nel medesimo individuo in tempi diversi. Vista l'impossibilità di stabilire una legge precisa e definita, la psicologia classica si persuase del fatto che i sogni erano unicamente l'espressione caotica della mente durante il sonno, durante il periodo, cioè, in cui le funzioni coscienti perdono il carattere unitario. Pertanto i sogni non meritavano che un cenno sbrigativo. Fu Siegmund Freud che, con la creazione della Psicoanalisi, portò i sogni a un livello primario per la comprensione della psiche umana. Uno dei metodi creati da Freud e dalla sua Scuola per far emergere elementi di questa parte nascosta fu proprio l'analisi dei sogni. Prima di occuparci del significato dei sogni secondo la dottrina psicoanalitica, vediamo alcuni aspetti generali della vita onirica. [...]

LA SCENA DEL SOGNO

Quando sogniamo, nel sogno siamo sempre noi stessi, ci sentiamo noi stessi, sia come semplici spettatori passivi, sia che prendiamo parte attiva all'azione del sogno. ! 'ambiente del sogno è invece assolutamente, differente dall'ambiente reale in cui stiamo dormendo. Noi costruiamo soggettivamente le varie scene dei nostri sogni, senza rapporti con l'ambiente fisico reale, ma al tempo stesso ci sentiamo vincolati al sogno come a qualcosa di reale e obiettivo, senza alcuna possibilità di influire intenzionalmente sull'andamento della scena sognata; non possiamo agire sul contenuto del sogno né dirigerlo. del carattere indipendente della scena onirica è che non possiamo sognare ciò che vorremmo, sognare, prima di addormentarci, né evitare ciò che non vorremmo. come, in generale, gli stati emotivi vissuti nel sogno possono essere completamente discordanti da quella che è la scena del sogno; come se immagini ed emozioni potessero scollegarsi. Il ricordo del sogno Sappiamo che i sogni si dimenticano con estrema facilità: capita sovente che ci svegliamo sapendo di aver sognato, ma senza poter ricordare cosa. Il sogno è come una parentesi che non si inserisce nella nostra vita reale e normale, al mattino riprendiamo la nostra vita interrotta la sera precedente, e ciò che abbiamo sognato nel frattempo tende ad essere trascurato ed abolito quasi immediatamente. Un altro fattore dì dimenticanza può essere la mancanza di coerenza logica, tipica della scena del sogno. Dimenticare i sogni è più che altro una "tendenza psichica" che non un fattore oggettivo; un po' di allenamento mentale può senz'altro servire a mantenere il ricordo dei sogni, ma soprattutto la disponibilità a accettare i sogni come sono, senza cercare di modificarli nel ricordo per renderli più gradevoli, o di dimenticarli perché ci sembrano inutili e sciocchi. I sogni possono essere strani, ma non mentono mai. Sforziamoci dunque di ricordarli, magari tenendo un blocchetto per appunti accanto al letto, così da poter scrivere appena svegli ciò che ancora abbiamo ben presente di un sogno fatto; da poche parole riusciremo a ricostruire il sogno intero. [...]

ORIGINI DELLA SMORFIA

Il sogno come rivelazione Secondo alcune teorie, per ritrovare il contesto primordiale che ha dato origine alla Smorfia basta chiudere gli occhi, concedersi alla seduzione del sonno e iniziare a sognare. Perché proprio nel mondo delle visioni notturne si trovano le radici lontane della Smorfia, che sembrano derivare dalle versioni volgarizzate e ridotte degli antichi libri dei sogni. Le opere di personaggi come Artemidoro di Daldi (II sec. d.C.), in età bizantina diventano veri e propri manuali per svelare il mistero dei messaggi notturni. Significati nascosti Altre teorie sono propense a credere che l'origine della Smorfia risieda all'interno della tradizione cabalistica ebraica. Secondo la Cabala (Qabbalah), nella Bibbia non vi è parola, lettera o segno che non abbia qualche significato misterioso correlato. Il mondo stesso non sarebbe altro che un insieme di simboli da decodificare. Per questo i cabalisti crearono una sorta di dottrina interpretativa per svelare i significati nascosti dietro alla realtà apparente. Abraham Abulafia, mistico cabalista ebreo-spagnolo del XIII secolo, basandosi sul fatto che nell'ebraico ogni lettera corrisponde a un valore numerico, affidò proprio ai numeri la trascrizione delle sue meditazioni realizzando un'opera letteraria composta di sole cifre. A lui seguirono molti altri pensatori e mistici che contribuirono a formare la teoria secondo la quale è possibile desumere da ogni parola il valore numerico corrispondente. Questa teoria venne applicata anche per interpretare i sogni, ritenuti il luogo di contatto tra l'umano e il sovraumano. Segni del destino Successivamente, visto che si pensava che le forze “super umane” comunicassero anche mediante accadimenti straordinari, qualsiasi avvenimento insolito (una caduta, un temporale estivo, ecc.) veniva considerato un segno del destino e subito tradotto in numeri. Nel Rinascimento pensatori e filosofi come Cardano, Della Porta, Pico della Mirandola o Paracelso riscoprirono e riportarono in auge i testi di quei maghi- scienziati che studiarono e praticarono l'oniromanzia greca e la Cabala ebraica. E proprio a questi scritti si ispirarono gli autori, per lo più anonimi, dei manuali ottocenteschi da allora presenti in ogni ricevitoria del Lotto. Il primo esempio di Smorfia (da Morfeo, dio dei sogni) si ha con il "Divinatore Universale del Lotto", libro che i ricevitori dei Regi Lotti napoletani avevano sempre a portata di mano e dove sono indicati tutti i numeri corrispondenti a personaggi e avvenimenti. [...]

I vostri problemi di sesso e sessualità sono subito risolti!